Il paradosso dei grandi attori che ci lasciano è quello di essere ricordati più per i loro ruoli più che per se stessi. Max von Sydow era uno di loro.
Alla naturale signorilità che gli derivava dall’ambiente borghese-aristocratico e culturalmente elevato nel quale era nato e cresciuto – il padre era un etnologo e la madre, maestra, vantava il titolo di baronessa – univa una severità morale tipicamente luterana. Se l’azzurro dei suoi occhi è ancora una splendida nota di colore tra le sabbie del pianeta Arrakis nell’immaginifico “Dune” (1984) di David Lynch in cui incarna il dottor Liet-Kynes, planetologo imperiale di casa Atreides, il volto segnato del prete-archeologo Lankester Merrin de “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin è indimenticabile.
Se n’è andato oggi, in tempo di devastazione (umana) e di pestilenza evocando il suo personaggio più grande: Antonius Block, il cavaliere protagonista de “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, il regista che l’avrebbe diretto per altre quattordici volte … leggi tutto
