di Massimo Franco
La Nota
La risoluzione sull’Iran approvata quasi all’unanimità dalla commissione Esteri del Senato e quella del governo sull’Ucraina hanno dato due indicazioni.
La prima è che la Lega può distinguersi e mugugnare. Ma quando si tratta di appoggiare i provvedimenti che riguardano l’invasione russa li avalla: magari dicendo che gli alleati hanno tenuto conto lessicalmente delle sue richieste. La seconda indicazione è che il M5S, invece, è pronto a dissociarsi dal Pd sulle questioni internazionali: perfino sulla repressione in atto in Iran.
Il risultato è che la maggioranza di Giorgia Meloni può rivendicare la propria compattezza, nonostante le tensioni sulla riforma elettorale, e non solo. Le opposizioni, invece, si dividono di nuovo sulla politica estera. E non possono fare nulla, perché a un anno dalla fine della legislatura è difficile rompere con Giuseppe Conte e i Cinque Stelle: sono interlocutori considerati essenziali per tentare di sfidare la destra alle Politiche.
Ma le distanze su temi strategici come l’atteggiamento verso le dittature e gli Usa si confermano vistose. E gettano ombre sulla credibilità di una coalizione Pd–M5S–Avs-Iv. Con il conflitto provocato dalla Russia contro l’Ucraina, l’espansionismo e le provocazioni anti Ue di Donald Trump, l’Iran immerso nelle violenze, la posizione dei Cinque Stelle è, a dir poco, eccentrica.
Conte ha giustificato l’astensione sul documento contro il regime di Teheran approvato da tutti, sostenendo di avere chiesto «una cosa semplice: mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali… Ci hanno detto no. Quindi abbiamo deciso di astenerci». Nella coalizione governativa si ritiene quanto è accaduto «la pietra tombale del campo largo», non a caso silente. Conte si difende dichiarando di essere per «l’autodeterminazione del popolo iraniano».
La decisione presa dal M5S, però, ne aumenta il profilo di inaffidabilità.
E mette in difficoltà un Pd che già deve tenere a bada i settori «pacifisti» del partito, critici con il riarmo dell’Ue. Perfino l’Osservatore Romano, organo della Santa Sede, ben informato sull’Iran, ieri ha scritto un editoriale di fuoco contro il regime degli ayatollah. «Una repressione che semina solo morte», titola il quotidiano.
Si tenterà di ricomporre un’unità di facciata in piazza. Ma le ambiguità pesano.
