di Marco Nurra
Quando parliamo di teorie del complotto è difficile trovarne una i cui dettagli siano immutabili.
Solitamente queste credenze sono come i racconti di tradizione orale: cambiano continuamente, dipendendo dall’oratore, dal contesto, dal pubblico e dal momento. Esistono quindi diverse versioni della stessa storia. A cosa servirebbero esattamente le famigerate scie chimiche? Ad avvelenarci, dicono alcuni. A controllarci, fanno eco altri. E se ci fosse un nesso con i vaccini? Massì, perché no?
Oppure pensiamo alla figura del magnate George Soros, calamita d’odio di nazionalisti e cospirazionisti di varia natura. Secondo questi, Soros è il burattinaio supremo dietro a ogni disgrazia ed è il protagonista delle malefatte più contorte, spesso legate all’attualità. È come il lupo delle fiabe: una rappresentazione simbolica del male, presa in prestito da diversi autori e riadattata alle esigenze narrative del momento.
Le teorie cospirative solitamente sono altrettanto malleabili perché, contrariamente alla “realtà ufficiale”, sfruttano l’ambiguità e il dubbio come valori fondanti, con l’obiettivo di presentarsi come denominatore comune per chiunque si senta smarrito, escluso o, più banalmente, deluso dai fatti … leggi tutto
