Populismo sindacale / Lo sciopero politico di Landini, aspirante leader della sinistra anti Draghi (linkiesta.it)

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Il segretario della Cgil ha indetto per il 16 
dicembre una protesta di otto ore contro la 
legge di Bilancio, 

ma in realtà nasconde un altro progetto: occupare lo spazio anti capitalista, massimalista e marxista

Indicendo uno sciopero generale di otto ore Maurizio Landini ha fatto quello a cui nessun leader della lunga storia della Cgil aveva mai pensato: uno sciopero politico che spacca il sindacato (la Cisl non aderisce). Ma in fondo va anche capito: non essendoci da anni una sinistra politica degna di questo nome, Landini è appunto da anni che ha in testa un sindacato politico, di classe, di vaga ascendenza marxista ma di esito populista che occupi quello spazio vacante. D

al tramonto di Rifondazione comunista, in Italia a sinistra del Pd – che è un partito, seppur confusamente, socialdemocratico con sottili venature liberali – c’è il deserto.

Tuttavia esiste una costellazione di leader, da Andrea Orlando a Goffredo Bettini, da Giuseppe Conte a Pier Luigi Bersani, che ha bisogno di un soggetto collettivo, di un collante sociale, di un leader politico: e c’è tutta un’area di cani sciolti, normalmente di pessimo umore verso l’universo mondo e in lotta contro una realtà che non va nella direzione auspicata, che da 50 anni appare e scompare e poi riappare, restando sempre inevitabilmente minoranza e pure litigiosa.

È un pezzo di quella che è stata la sinistra più dura. Che oggi si candida a fare l’opposizione al banchiere Mario Draghi che guida per loro un governo di destra, e non tanto per via di Salvini ma proprio per la sua natura istituzionale, tecnica, anti-populista.

Ecco dunque che la Cgil dell’onorevole Landini, ormai un uomo politico, s’immagina di poter ricavare quello spazio politico che ormai socialmente, cioè nei posti di lavoro, ha perso da tempo. D’altronde la storia non è nuova. La Cgil, nel momento alto cofferatiano (ma si parla ormai di vent’anni fa) tentò di farsi soggetto politico e non vi riuscì.

Ci ha riprovato sempre Landini da segretario della Fiom, la tradizionale punta di diamante del sindacato duro e puro, quando mise su una pasticciata iniziativa tutta politicista con gruppi vari (si chiamava “Coalizione sociale”) che l’allora capogruppo del Pd Roberto Speranza – vedi tu com’è strana la storia – bollò come «espressione di una sinistra massimalista che urla».

Ora il numero uno della Cgil si è inventato per il 16 dicembre uno sciopero generale di otto ore, cioè il massimo livello della protesta, contro una legge di Bilancio del governo Draghi che come tutte le Finanziarie, come si chiamavano fino a pochi anni fa, presentano incertezze e insufficienze. Questa di Draghi però è forse la migliore legge di Bilancio che nelle condizioni date di un Paese in piena difficoltà si poteva avere, si tagliano un po’ di tasse, si investe soprattutto sulla salute.

È una legge che non cambia il volto dell’Italia, ma non era questa la sua funzione affidata invece alle riforme strutturali che si spera arrivino l’anno prossimo. Ma non è certo una manovra di classe, per i ricchi, non è la macelleria sociale della destra classica, anzi. Draghi vuole rivedere la Fornero insieme ai sindacati ma intanto due su tre di quelli gli scioperano contro. Che logica è?leggi tutto

(Markus Spiske)

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