Mario Tozzi parla del ponte sullo Stretto e del rischio terremoto: in caso di forte scossa rimarrebbe in piedi, ma “ad unire due cimiteri”
Del ponte sullo Stretto di Messina si parla da decenni, ora è arrivato il via libero definitivo al progetto da parte del Cipess. Sono però diverse le voci critiche alla grande opera, tra queste quelle del noto geologo Mario Tozzi, che parla di questioni di priorità.
L’opera sottrae consistenti risorse pubbliche che potrebbero venire impiegate ad esempio per la messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici. In caso di un forte terremoto nella zona, dice Tozzi, il ponte resterebbe in piedi ma “ad unire due cimiteri“.
Mario Tozzi contro il ponte sullo Stretto di Messina
In un articolo pubblicato su La Stampa, Mario Tozzi critica il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, che mercoledì 6 agosto ha ottenuto il via libera definitivo da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess).
Tozzi contesta le ragioni dietro la volontà di realizzare la grande opera, che non risiederebbero nel collegamento in sé, “la cui utilità è tutta da dimostrare”.
(IPA Il plastico del ponte sullo Stretto di Messina)
Ma “nel presunto effetto moltiplicatore ai fini dello sviluppo e nel valore di opera-manifesto” per politici e costruttori.
Secondo il geologo il ponte rischia di essere l’ennesima cattedrale nel deserto, tonnellate di cemento e acciaio pagate con 14 miliardi di euro di soldi pubblici.
Un’opera che assorbe “tutte le risorse per qualsiasi altro tipo di intervento nel futuro”. “Non ci saranno più soldi – scrive Tozzi – per le opere che realmente servono“, come le ferrovie siciliane, vecchie e inadeguate, e l’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria.
In caso di terremoto “unirebbe due cimiteri”
Questione di priorità, spiega Mario Tozzi, anche il relazione al rischio terremoto tra Calabria e Sicilia, la “zona a maggior rischio sismico dell’intero Mediterraneo”.
I ponti in zone sismiche si possono costruire, ma il punto è un altro: secondo Tozzi sarebbe meglio investire quelle risorse per rendere antisismiche almeno le scuole e i principali edifici pubblici nelle province di Messina e Reggio Calabria.
“Si calcola – sottolinea – che solo un quarto del costruito reggino e messinese sarebbe in grado di resistere a un terremoto di magnitudo 7.1”, come quello che devastò Messina nel 1908.
In caso di un forte terremoto “il ponte rimarrebbe in piedi, ma ad unire due cimiteri“.
Il rischio terremoto a Messina
“I ponti nelle zone sismiche si possono fare, ma prima bisogna averle studiate a fondo, ed è di tutta evidenza che non è questo il caso”, attacca Tozzi.
Tozzi denuncia la mancanza di studi completi dal punto di vista geologico: “Poco si sa delle faglie sottomarine, quasi nulla della famosa faglia di Palmi, di recente messa in luce e non ancora studiata”.
Poi un altro elemento, sempre legato al rischio sismico: il progetto del ponte prevede la ferrovia e l’Alta Velocità.
Quello sullo Stretto sarà il ponte a campata unica più lungo del mondo, ma” su nessuno degli altri finora costruiti passa una linea ferroviaria ad alta velocità”, spiega Tozzi.
Il ponte di Akashi, in Giappone, la prevedeva ma la ferrovia venne eliminata dal progetto dopo il terremoto del 1995: “Uno dei piloni si spostò di 120 cm e la struttura fu riposizionata. Senza treno”.
Nel ponte sullo stretto dei Dardanelli, in Turchia, non c’è la ferrovia, che passa invece in un tunnel.
“Siamo sicuri che l’alta velocità passerà su quel ponte? O non si arriverà a difficoltà tecniche tali da cassarla e lasciare solo il ponte autostradale?”, chiede Tozzi.
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