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  • Pietro Bartolo: “L’Europa ha sulla coscienza l’inferno di Moria” (globalist.it)
il 10 Settembre 2020

Pietro Bartolo: “L’Europa ha sulla coscienza l’inferno di Moria” (globalist.it)

di Umberto De Giovannangeli

Parla il “medico dei migranti”, impegnato 
da una vita a Lampedusa, reso famoso dal 
film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi ed 
oggi europarlamentare, tra i più votati 
in Italia.

Se c’è un uomo simbolo di una Italia solidale, generosa, impegnata in una solidarietà fattiva, quotidiana, nei confronti di migranti e rifugiati che in questi anni sono sbarcati sulle coste siciliane, quest’uomo è Pietro Bartolo, 64 anni, il “medico dei migranti”, impegnato da una vita a Lampedusa, reso famoso dal film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, vincitore nel 2016 dell’Orso d’oro a Berlino, ed oggi europarlamentare, tra i più votati in Italia. In questa intervista esclusiva concessa a Globalist, Bartolo parla di Moria e mette sotto accusa l’Europa. “L’Europa ha sulla coscienza quell’inferno”, denuncia Bartolo. E a Globalist ne spiega i perché

Le notizie che arrivano da Moria raccontano di una tragedia che coinvolge i 13mila richiedenti asilo in fuga dal campo di raccolta divorato dalle fiamme.

Assieme ad altri miei colleghi al Parlamento europeo ci stiamo muovendo perché l’Europa si assuma tutte le proprie responsabilità di fronte al dramma che si sta consumando a Lesbo. Non è più possibile sopportare una situazione del genere. Tra quelle migliaia di disperati, vi sono tanti bambini, i più indifesi tra gli indifesi. La condizione in cui vivono i 13mila del campo di Moria si può definire con una parola sola: disumana.

Costretti a vivere ammassati, in condizioni igienico-sanitarie disastrose, con l’acqua che scarseggia, e tutto questo in una situazione aggravata dal rischio coronavirus. Di fronte a questa tragedia annunciata, la risposta della Commissione europea è stata quella di dare dei soldi, mettiamo a disposizione medici e kit anti-Covid, ma non è questa la soluzione. E la soluzione non può essere trovata se si resta prigionieri di una visione emergenzialista del fenomeno migratorio. Quello della migrazione è diventato un problema quando invece è un fenomeno.

Ma l’hanno fatto diventare un problema perché non si è saputo o voluto gestire. Ed è un problema europeo, perché Lesbo è Europa, Lampedusa è Europa, la Grecia è Europa, l’Italia è Europa, Malta è Europa, e che sia un problema dell’Europa occorre farsene una ragione e agire di conseguenza. Così come è stato fatto per la pandemia, arrivando a trattare l’emergenza Covid-19 in una chiave europea, la stessa cosa deve avvenire per il fenomeno della migrazione.

Quando si arriva a Lampedusa si arriva in Europa, quando si arriva a Lesbo si arriva in Europa, e vivaddio è l’Europa che deve dare delle risposte, soprattutto considerando che stiamo parlando di esseri umani, e siccome l’Unione europea nasce sulla base di valori quali il rispetto dei diritti umani e dell’accoglienza, deve intervenire immediatamente, a maggior ragione oggi a fronte della tragedia che si sta consumando a Lesbo, con 13mila persone buttate in mezzo alla strada, con rischi enormi, anche in relazione alla pandemia … leggi tutto

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