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  • Open Arms, la Procura contro l’assoluzione di Salvini: ricorso immediato in Cassazione. «Fatti accertati, il tribunale ha ignorato le leggi» (corriere.it)
il 19 Luglio 2025

Open Arms, la Procura contro l’assoluzione di Salvini: ricorso immediato in Cassazione. «Fatti accertati, il tribunale ha ignorato le leggi» (corriere.it)

di Giovanni Bianconi

Il ministro Salvini è stato assolto in primo 
grado dall'accusa di sequestro di persona per 
lo sbarco negato a 147 migranti nel 2019. 

La mossa inusuale (e forse inedita) dei pm: «I fatti sono accertati e non contestati, è una questione di diritto».

La Procura della Repubblica di Palermo ha presentato ricorso alla Corte di cassazione contro l’assoluzione in primo grado dell’ex ministro dell’Interno e vicepremier del governo Conte 1 (oggi ai Trasporti e ancora vicepremier) Matteo Salvini, imputato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona in danno dei 147 migranti trattenuti a bordo della nave Open Arms nell’agosto 2019.

Dura la reazione di Salvini: «Ho fatto più di trenta udienze, il Tribunale mi ha assolto perché il fatto non sussiste riconoscendo che difendere i confini non è un reato. Evidentemente qualcuno non si rassegna, andiamo avanti: non mi preoccupo».

Si tratta di una mossa inusuale e forse inedita: rivolgersi direttamente ai giudici di legittimità per contestare un verdetto di primo grado, saltando l’appello.

Una scelta sottoscritta dal procuratore Maurizio De Lucia, dall’aggiunto Marzia Sabella e dalla sostituta Giorgia Righi, basata sulla convinzione che la questione vada affrontata solo in diritto.

Il tribunale che il 20 dicembre scorso assolse Salvini, infatti, nelle motivazioni depositate il 19 giugno non ha contestato la ricostruzione del fatto o le considerazioni dell’accusa intorno alla commissione o meno dei reati contestati; s’è limitato a stabilire che, sulla base dell’interpretazione delle leggi sui salvataggi in mare e delle convenzioni internazionali – definite «precarie», «inaffidabili», «incompiute», fornendo un quadro normativo con «poche certezze e molte aree grigie» – l’Italia non aveva alcun obbligo di concedere alla nave spagnola con i naufraghi a bordo il Pos, ovvero il luogo di sbarco sicuro con cui devono concludersi le operazioni si soccorso.

Nel processo i pubblici ministeri avevano sostenuto il contrario, e da lì avevano fatto discendere le accuse all’ex responsabile del Viminale, titolare del potere di accordare il Pos. Sulle quale il tribunale s’è soffermato poco o nulla, proprio in virtù della mancanza del presupposto principale negato dai giudici; di qui il verdetto di non colpevolezza perché «il fatto non sussiste».

Nel frattempo però, tra l’assoluzione e il deposito delle motivazioni, è arrivata un’altra sentenza, pronunciata dalle Sezioni unite civili della Cassazione nel febbraio scorso, che dovendo giudicare su un caso analogo (quello della nave Diciotti, a cui pure l’ex ministro dell’Interno del governo Lega-5Stelle negò lo sbarco nell’estate del 2018) secondo i pm sgombra il campo da dubbi e interpretazioni sull’obbligo contestato dai giudici del tribunale.

La presunta assenza di regole chiare sull’individuazione dello Stato «che deve farsi carico dei soggetti tratti in salvo» dopo il primo soccorso «si rileva destituita di fondamento», hanno scritto i giudici della Corte suprema. E prendendo spunto da quest’altro verdetto emesso dal massimo organo di legittimità, la Procura di Palermo ha deciso di rivolgersi direttamente alla stessa Cassazione, saltando il grado d’appello.

«La sentenza in esame – scrivono i pm nel ricorso – si rivela manifestamente viziata per l’inosservanza di quella serie di norme integratrici, quali quelle sulla libertà personale e le Convenzioni sottoscritte dall’Italia per il soccorso in mare di cui il tribunale avrebbe dovuto tenere conto nell’applicazione della legge penale».

Se la Corte suprema dovesse respingere il ricorso, la partita giudiziaria sulla Open arms si chiuderebbe in maniera definitiva, in anticipo rispetto ai tempi degli abituali tre gradi di giudizio; se invece il ricorso venisse accolto, allora si andrebbe in corte d’appello, ma solo per analizzare i principi di diritto che i giudici del «palazzaccio» romano dovessero eventualmente individuare cancellando la sentenza di primo grado.

Una strada insolita, che i pm di Palermo hanno intrapreso convinti della bontà della loro impostazione giuridica, ma che non mancherà di riaccendere le polemiche intorno a un processo che fin dall’inizio s’è colorato di politica e di polemiche tra i partiti. Non foss’altro perché è stato reso possibile dall’autorizzazione a procedere concessa dal Parlamento dopo la rottura dell’alleanza di governo tra lega e 5Stelle; in precedenza, quando i patto tra i due partiti non s’era incrinato e la maggioranza era compatta, sull’analogo caso Diciotti l’autorizzazione a procedere era stata negata e Salvini non andò alla sbarra.

Sulla Open Arms l’autorizzazione fu invece concessa dopo che il tribunale dei ministri aveva valutato la sussistenza dei reati, e la Procura (all’epoca guidata da Franco Lo Voi, oggi procuratore di Roma) chiese e ottenne il rinvio a giudizio.

A settembre la richiesta di condanna di Salvini a sei anni di reclusione, a dicembre l’assoluzione in primo grado e adesso l’approdo diretto in Cassazione.

Il leader della Lega Matteo Salvini con l'avvocato Giulia Bongiorno dopo la sentenza del processo Open Arms, Palermo, 20 dicembre 2024. ///// Italy's Deputy Prime Minister Matteo Salvini, flanked by his lawyer Giulia Bongiorno, addresses media at the Bunker Courtroom of the Pagliarelli prison in Palermo after the Sicilian court acquitted him of illegally blocking migrants on a rescue ship off Italy in 2019, after a lengthy and high-profile trial, Italy, 20 December 2024. ANSA/IGOR PETYX

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