di Francesco Prisco
Dopo il caso George Floyd è corsa a mettere al bando le rappresentazioni artistiche discriminatorie. Gioco al massacro che non risparmierà Pippo e Paperino
Moriremo di politicamente corretto. Il caso George Floyd ha aperto ancora una volta gli occhi al mondo sul razzismo negli Usa ed è cosa buona e giusta. Meno giusto è passare all’estremo opposto, arruolarsi tra i talebani dell’anti-discriminazione, decontestualizzare l’arte dal periodo storico che l’ha prodotta, scagliarsi contro Birth of a Nation (1915) per lo stesso motivo per cui il Ku Klux Klan lo esaltava, togliere dal catalogo Via col vento (1939) perché propone come una favola la storia del Sud schiavista.
Non basta il caso «Dumbo»
Se ci mettiamo a fare questo giochetto, non ne esce vivo nessuno. Dopo aver decapitato le statue di Colombo, toccherà passare ai busti di Giulio Cesare, grande sterminatore di galli, demolire l’appartamento Borgia in Vaticano, far brillare la Cattedrale di Granada, dove giacciono tutti quei re finanziatori di conquistadores. Finirà che ci consegneremo mani e piedi a quella che il grande Robert Hughes chiamava La cultura del piagnisteo … leggi tutto
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