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  • «Noi come zombie che camminano Non c’è posto sicuro nella Striscia» (corriere.it)
il 28 Novembre 2023

«Noi come zombie che camminano Non c’è posto sicuro nella Striscia» (corriere.it)

di Mohammed Rajab

La testimonianza

Un abitante di Gaza tra gli sfollati: «Ognuno ha perso qualcuno, ci sentiamo come animali»

«Il riso è finito, il poco cibo lo diamo ai nostri figli. Condanno Hamas ma contro di noi un’ingiustizia»

Khan younis L’ultima notizia è che il riso è finito. Questo è un altro problema che si aggiunge a tutti quelli che già abbiamo. Sono appena tornato dalla fila per il pane, che poi una fila non era. Immaginatevi centinaia di persone ammassate che urlano e sbraitano per arrivare prima degli altri a una pagnotta che non basta per nessuno.

Sono Mohammed, ho 40 anni, una moglie e quattro figli maschi. Da cinque giorni abbiamo cambiato campo profughi. Siamo al Kytc Unrwa Camp, a sud, molto vicino al mare. Veniamo da Gaza City dove ora non c’è più niente, non so se la mia casa sia ancora in piedi. Abbiamo camminato fino a qui con le nostre famiglie: siamo in 46 persone.

Questa volta è diversoIl campo è gigantesco, ci sono 45.000 sfollati. Quarantacinquemila gazawi (abitanti di Gaza, ndr) che hanno perso tutto, anche la dignità. So di essere nato in un Paese complicato, ne ho viste di guerre e di bombardamenti, ma non potevo immaginare quello che sta succedendo. Mai avrei creduto di sentirmi come un animale.

Ci hanno ridotto a degli animali che puzzano, che non si lavano, che hanno fame e litigano per un tozzo di pane. Ognuno di noi ha perso qualcuno. Non c’è niente da fare, questa volta è diverso. Non li avevo mai visti bombardare un ospedale. Sembra che l’esercito stia giocando a un videogame e noi siamo dei personaggi finti che scappano, non degli esseri umani. Bombe sulle moschee, le scuole, le chiese.

Credo che si sentano liberi di farlo perché qui non c’è nessuno che testimoni l’orrore di questo massacro. Non c’è la stampa internazionale e indipendente. Ci sono i coraggiosi reporter di Gaza, ma molti sono stati uccisi. Vogliono sentire che condanniamo Hamas? Condanniamo Hamas. Ci chiedono se per noi sono dei terroristi? Ok, per noi sono dei terroristi. Ma come giustificherete l’uccisione dei nostri figli e dei civili innocenti? Hamas non può essere la scusa di questa ingiustizia.

Un inferno dentro l’altroCi hanno detto di venire a Sud per non beccarci le bombe in testa, ma ce le becchiamo anche qui. Non c’è un posto sicuro nella Striscia. Sappiamo che appena avranno finito con il Nord faranno la stessa cosa negli altri posti. Ma noi vogliamo restare a Gaza, dove siamo nati. Qualche mese fa ero in Italia, mi è stato proposto di trasferirmi da voi, sarebbe bello, ma sono di qui e amo questa Striscia dimenticata da Dio.

Nelle ultime settimane Gaza City è un inferno, ma il campo profughi è un altro tipo d’inferno. Siamo degli zombie che camminano. Mangiamo una volta al giorno, verso le cinque del pomeriggio. I bambini piangono perché hanno fame. Ai più piccoli diamo qualcosa da mettere sotto i denti anche la mattina presto, quando si svegliano. I più grandi capiscono la situazione e cercano di non lamentarsi, ma quelli di uno, due, tre, quattro anni protestano.

Noi adulti mangiamo il meno possibile per lasciare quel poco che c’è ai nostri figli. Dormiamo all’aperto per poter dare loro un tetto. Negli ultimi giorni, di notte fa freddo a Gaza e ci ammaliamo facilmente. Abbiamo gastroenteriti, bronchiti, macchie sulla pelle.

AbbandonatiInternet va poco. Quando c’è guardiamo i video che mostrano l’esercito israeliano in azione e scriviamo ai nostri amici su WhatsApp per sapere se sono vivi. Qualche giorno fa, un amico che abita lontano mi ha chiesto se ci sentiamo abbandonati dalla comunità internazionale. Gli ho detto di no. Noi siamo abituati a non esistere. Quando è scoppiata la guerra a Kiev tutto il mondo, giustamente, era preoccupato per gli ucraini. Anche noi lo eravamo. Per la gente di Gaza non si preoccupa mai nessuno, ma lo sapevamo.

(Testo raccolto da Greta Privitera)

(Bedouins in a camp in South Hebron Hills. Palestine 2011)

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