Migranti, la desolante pochezza di Di Maio (world.it)

 di Gregorio Dimonopoli

"È inconcepibile che oggi qualcuno, incurante 
delle regole tuttora in vigore, pensi di 
andarsene in giro senza rispettare l'obbligo 
della quarantena"

Questa frase spiattellata alle agenzie di stampa dal ministro degli esteri è l’ennesima riprova della sua scarsa capacità riflessiva. Ponzio Pilato in confronto era un eroe quando invece costui scarica su Conte la ricerca di una soluzione, parlando come barista (e lui se ne intende…). Ma non ha parlato con lui nella sede opportuno bensì con i giornalisti.

Fantastica figura di emme.

Figuriamo poi se lo stesso riesce a comprendere le tante ed infelici implicazioni che comporta uscirsene in questo modo. Proviamo ad inanellarne alcune.

Da dove viene Di Maio? Da un governo giallo-verde che ha “pensato”, gridato e creato i decreti sicurezza, vera malattia giuridica, a maggior ragione nella situazione attuale. La distruzione del progetto SPRAR ha comportato, tra le altre vigliaccherie sui diritti e la dignità, l’impossibilità di continuare l’esperienza  di un accoglienza diffusa nel territorio nazionale, a bassissimo impatto sociale anche con le popolazioni autoctone, nonché la possibilità di un controllo discreto degli insediamenti ed efficace.

Dove si trova ora Di Maio? In un governo politicamente di stampo opposto, o quasi, vista la fragilità propositiva del Partito Democratico che non ha spinto quasi nulla per mettere fine a questi criminali decreti. E che lui peraltro non vorrebbe invece toccare perché il M5S, casomai ci fosse ancora in giro qualche ingenuo, è Destra, seppur colorata.

Cosa provoca la dichiarazione di Di Maio? Semplice, a riattizzare la ferocia dei dobermann fascio-leghisti i quali, aiutati dal mainstream della stampa razzista a loro sodale, possono finalmente mitigare le attenzioni della pubblica sui loro guai politici e giudiziari. Insomma non poteva scegliere un momento più sfigato per aprire bocca.

C’è altro su Di Maio? Sì. I poveri e sanguinolenti pennivendoli di cui sopra stavano anche tentando da mesi di trasferire la pericolosità del Covid19 intestandola agli stranieri, ora ce l’hanno fatta.

Cosa non ha capito allora Di Maio? Che i migranti scappati sono ammassati in strutture (eufemismo) che potrebbero ospitare solo alcune decine di persone mentre loro sono a centinaia. Che è difficile resistere a quasi 40° di temperatura, al chiuso. E che nessuno di loro risulta contagiato.

Cosa avrebbe potuto fare Di Maio? Dato che in un anno non ha combinato nulla come ministro degli esteri. Poteva almeno accodarsi alla ministra Lamorgese e andare in giro a sollecitare i Paesi che avevano all’epoca aderito all’accordo di Malta.

Insomma, per chiudere, sarebbe stato tanto meglio se fosse rimasto chiuso nella sua stanza per continuare a guardare il mappamondo, ne ha ancora tanto bisogno, e leggersi il secondo volume dell’enciclopedia “I Quindici”.

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