L’intervista quantica a Timothy Leary (rollingstone.it)
Grazie a uno stato di coscienza extra ordinario, lo psichiatra Piero Cipriano ha viaggiato nel tempo fino al 1973,
quando Leary era in carcere: hanno parlato di scienza e LSD, della teoria degli otto cervelli, di come uscire dal confine del nostro corpo
Lo raggiungo negli anni Settanta, Timothy Leary è prigioniero, sta scrivendo Neuropolitica dal buco nero-prigione in cui l’hanno messo, a espiare, perché questo è una prigione, un buco nero che ti apre verso altri mondi. «I cosmologi», mi dice Leary «suggeriscono che i buchi neri siano dei portali da cui scrutare altra materia». La materia oscura? Gli domando. «Sì, può essere», risponde, «i buchi neri potrebbero essere dei portali verso altri universi, un po’ come i tombini di Parigi, che tu ti ci infili e arrivi in un mondo sotterraneo altrettanto vasto».
Vi chiedete com’è possibile che io parli con Leary? Se davvero ve lo state chiedendo, siete quelli, tra i lettori di questa intervista, che non si sono mai fatti un trip psichedelico. In stato di coscienza extra ordinario (vi svelo questo trucco) io posso viaggiare nel tempo, lui pure (Timothy Leary). Mettiamo che qualcuno gli avesse portato un francobollino di Lsd in cella, poteva farsi un trip, ebbene noi due in trip, io nel 2021 lui nel 1973, possiamo muoverci lungo la linea del tempo e parlarci. Ecco come sono riuscito a intervistarlo. Non è detto non lo faccia pure con altri, se mi riesce l’impresa. Anche perché aborro le interviste vere. Perché aborro le interviste? Ma perché sono mille volte d’accordo con Borges: «L’intervista è uno dei generi più riprovevoli, simula di essere una conversazione invece si identifica con l’interrogatorio fiscale, con il catechismo, con gli esami di certi professori maldestri» e, aggiungo io, con l’interrogatorio psichiatrico (in cui, purtroppo, sono navigato).
«Eravamo sotto assedio a Millbrook. Il castello di Castalia circondato da blocchi stradali, controlli, perquisizioni. Cercavano le droghe illegali. Ma mica eravamo fessi. Lsd e psilocibina erano ancora legali. Per cui, non potevano farci niente. Ma loro erano sempre più preoccupati. Ai nostri festival venivano le
teste d’uovo dei vari ducati culturali, Bateson da Palo Alto, Laing e Watts, venne Ken Kesey che aveva scritto One flew over the cuckoo’s nest, venne Charles Mingus, e tra le frasche c’era sempre Gordon Liddy acquattato che spiava e riportava tutto a Nixon», dice.
Leary, ti prego, non partire per la tangente, capisco che sei in carcere, tra poco racconterò ai lettori di questa assurda intervista come ci sei finito, ma cerchiamo di ottimizzare, perché i trip sono imprevedibili e tra poco ti potrei perdere, che stai facendo ora? Che anno è? Dove sei?
Scusa, hai ragione, in questo momento è il 21 marzo del 1973, sono ospite nella prigione di San Luis Obispo.
Come passi il tempo?
Scrivo.
Cosa scrivi?
Un memoir. Quando uscirà avrà per titolo Neuropolitica. Lo leggerai con questo titolo … leggi tutto
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