Le peripezie dei cori da stadio (huffingtonpost.it)
di Michele Bovi
L’inno dell’Inter cambia, quello del Napoli finisce in tribunale
Scrivere l’inno di una società di calcio è un’impresa terribilmente pericolosa. Parola di Vince Tempera, uno dei direttori d’orchestra e compositori più famosi d’Italia. Eppure gli autori audaci non mancano, a giudicare dalla gara scatenatasi negli ultimi mesi per firmare il nuovo inno dell’Inter: da Giuseppe Povia al duo di dj Merk & Kremont.
I superfavoriti tuttavia appaiono Max Pezzali e Claudio Cecchetto che hanno confezionato un brano per la voce di Mirko Mengozzi, speaker dello stadio Giuseppe Meazza. In che consiste il pericolo? “Io sono un interista sfegatato – spiega Tempera – e nel 1978 dopo il successo straordinario della mia sigla per il cartone animato Ufo Robot, l’amico Sandro Mazzola mi propose di comporre l’inno dei nerazzurri. Presi tempo e chiesi consiglio a Lando Fiorini che aveva appena scritto Forza Roma, il nuovo inno della società di calcio della capitale.
Dalla sua risposta capii il problema: se la squadra perde, i tifosi se la prendono più con la canzone che con i giocatori, che comunque restano i loro beniamini.
L’inno è considerato come un amuleto: propiziatorio, scaramantico e in caso di sconfitta l’autore diventa il vero capro espiatorio, parolacce, maledizioni e scongiuri sono tutti per lui. A Mazzola dissi la verità: non ho il coraggio di affrontare la situazione. La società affidò pertanto l’incarico a Mino Reitano che scrisse Alé Inter. Fiorini aveva ragione: se la domenica il risultato andava di traverso a farne le spese erano parole e musica di Mino e del fratello Franco.
Accadde la stessa cosa qualche anno più tardi quando il nuovo inno divenne Cuore nerazzurro, scritto da Dario Baldan Bembo per i Camaleonti” … leggi tutto
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