Le lacrime dei forti (corriere.it)

di Massimo Gramellini

Il caffè

Da piccolo mi spiegarono che piangere, per un maschio, era un comportamento da deboli.

Così, quando volevo singhiozzare in santa pace, andavo a nascondermi nello sgabuzzino. Abbiamo visto spargere tante lacrime su Crans-Montana, le ultime dalla proprietaria del locale, e c’è chi le considera lacrime da coccodrillo. Le più strazianti, senza dubbio, sono quelle dei genitori delle vittime, che non riescono a dare un nome né un senso alla loro condizione di orfani dei propri figli. Però qui vorrei soffermarmi proprio sulle lacrime di due maschi.

L’inviato del tg de La7, Guy Chiappaventi, che nel raccontare la tragedia si sente mancare la voce per la commozione — lui che per lavoro ha frequentato stragi, guerre e tsunami — e chiede scusa ai telespettatori, mentre a noi verrebbe da dirgli soltanto grazie. E poi il capo dei pompieri, David Vocat, uno degli eroi di quella nottataccia, che ricorda di quando gli è toccato dire a una madre «non sono riuscito a portare in salvo sua figlia, mi dispiace» e lei gli ha risposto «grazie, comunque, per tutti gli altri che ha salvato».

E nel rivivere la scena piange, anche lui chiedendo scusa, perché in quest’epoca dove chi maneggia il male se ne vanta senza pudore, il bene è timido, quasi si vergogna di non riuscire a fare abbastanza.

Mi avevano spiegato che a piangere sono solo gli uomini deboli, ma a me quei due uomini sembrano forti, fortissimi. Molto più dei cinici e degli arroganti. Forse perché sono ancora umani.

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