Lavoro, l’eccezione italiana (corriere.it)

di Maurizio Ferrera

In Europa nessun Paese (tranne la Slovacchia, 
per un breve periodo) ha introdotto il divieto 
di licenziare. 

E c’è anche un altro problema, forse più serio: l’incapacità della nostra economia di creare lavoro

Dopo aver incassato dal Parlamento il via libera a 25 miliardi di deficit aggiuntivo, il governo si appresta a varare un nuovo decreto, il cui piatto forte saranno le misure sul lavoro. Verranno infatti prorogati praticamente tutti gli ammortizzatori sociali vigenti. L’esigenza di sostenere il reddito dei lavoratori alleviando gli oneri delle imprese è comprensibile: la recessione non è certo finita.

Ma puntare tutto sui sussidi è miope. Per quanto doloroso, occorre prendere atto che la crisi provocata dalla pandemia non ci consentirà di tornare «come prima». La ripartenza sarà selettiva, non tutte le attività saranno in grado di riprendersi. La struttura produttiva italiana — come quelle degli altri Paesi — dovrà attraversare un lungo periodo di ristrutturazione. Gli ammortizzatori sociali andrebbero perciò usati per accompagnare il cambiamento, non per congelare lo status quo. Il decreto contiene per la verità due misure di stimolo tramite sgravi contributivi.

Le imprese che fanno tornare al lavoro i cassintegrati e quelle che assumono nuovo personale a tempo indeterminato godranno di una esenzione dai contributi sociali. L’efficacia di questi incentivi è tutt’altro che scontata … leggi tutto

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