Lavoratori immigrati: una vera riforma dopo la sanatoria (lavoce.info)

di Enrico Di Pasquale e Chiara Tronchin

La regolarizzazione di colf e lavoratori 
dell’agricoltura nella fase di emergenza sanitaria 
è stata una necessità. Ma bisogna tornare a 
discutere di una riforma strutturale 
dell’immigrazione, che privilegi ingressi legali 
e percorsi di inclusione.

Perché la sanatoria 2020

L’emergenza Covid-19 ha coinvolto anche il mercato del lavoro degli stranieri, riportando di attualità il tema della regolarizzazione degli immigrati irregolari, seppure limitata al settore primario e a quello domestico. La chiusura delle frontiere dovuta all’emergenza sanitaria, infatti, ha impedito l’ingresso in Italia ai lavoratori stagionali necessari per il settore agricolo, mettendo a rischio intere produzioni. Mentre, a causa del lockdown, i lavoratori domestici senza contratto (quasi il 60 per cento del totale) non potevano proseguire la propria attività. La situazione più delicata riguardava gli stranieri senza permesso di soggiorno, senza lavoro e senza la possibilità di rientrare in patria.

Per questi motivi si è avviato un dibattito che ha portato all’inserimento nel decreto Rilancio (decreto legge 19.5.2020 n. 34) dell’articolo 103, che riguarda proprio l’“emersione di rapporti di lavoro”.

La norma prevede due procedimenti distinti:

– istanza di un datore di lavoro che dichiara di voler assumere un cittadino straniero presente sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo o che dichiara la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, in corso di svolgimento, con cittadini italiani o stranieri (comma 1);

– domanda avanzata dal cittadino straniero con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, che abbia lavorato nei settori presi in considerazione dalla norma e che sia disoccupato (comma 2).

I settori coinvolti sono quello primario (agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse) e quello del lavoro domestico (assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza e lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare) … leggi tutto

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