di Raffaele Cantone
Da qualche giorno, grazie soprattutto a Il Mattino, si è finalmente aperto il dibattito su un altro aspetto di cui bisognerà farsi carico quando l’emergenza Covid sarà alle spalle.
Fra i tanti temi è oggi sul tappeto anche quello dei rischi sociali e “criminali” che potranno derivare, qualora non si tenga conto di alcune “peculiarità” che caratterizzano il mercato del lavoro meridionale.
Si tratta dell’esistenza di un enorme nero, di una economia parallela di cui tutti sanno, che alcuni (non solo i meridionali) sfruttano e molti altri tollerano, facendo ipocritamente finta di non vedere.
Sull’argomento è intervenuto con coraggio il ministro del Sud Provenzano, che il meridione lo conosce davvero per il suo pregresso ruolo di ricercatore Svimez e che, forse in modo eccessivamente sintetico, ha affermato che bisognerà preoccuparsi anche dei tanti lavoratori in nero.
Su quanto da lui detto si sono riversate una quantità di critiche, alcune in parte fondate altre purtroppo che hanno il sapore del preconcetto e che dimostrano come gli stereotipi antimeridionali restino fortissimi anche in questo momento in cui la tragedia del virus ha unito gli italiani senza distinzione di luogo di residenza … leggi tutto
