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  • La Russia resta a secco di carburante: code, risse e prezzi alle stelle. E spunta l’ammissione di Mosca
il 8 Luglio 2026

La Russia resta a secco di carburante: code, risse e prezzi alle stelle. E spunta l’ammissione di Mosca

Gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere aggravano la crisi. Il governo valuta nuovi stop all’export mentre cresce la domanda interna

La crisi dei carburanti in Russia si aggrava, tra prezzi in aumento, lunghe code ai distributori e nuovi attacchi ucraini contro le infrastrutture e la logistica petrolifera di Mosca. Il vicepremier Aleksandr Novak ha ammesso durante una riunione di governo che “la situazione dei carburanti rimane tesa”, attribuendo le difficoltà al “picco della domanda estiva” e alle “riparazioni non programmate” nelle raffinerie, formula utilizzata per indicare anche i danni provocati dagli attacchi dei droni di Kiev.

Dallo scorso gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6%, mentre in numerose regioni vengono segnalate lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore e, in alcuni casi, risse. Secondo Novak, la corsa agli acquisti e il panico hanno provocato un aumento della domanda compreso tra il 20 e il 30%. Per adattare la logistica del sistema alle nuove necessità, ha avvertito il vicepremier, servirà tempo.

Code ai distributori e tensioni in diverse regioni

Problemi sono stati registrati, secondo Meduza, nelle regioni di Irkutsk, San Pietroburgo, Kaliningrad, Kaluga, Krasnodar, Sverdlovsk e Tatarstan, oltre che a Izhevsk, Chita e Cheboksary. Ad alimentare le tensioni contribuiscono anche le priorità concesse alle auto ufficiali, con funzionari di diverso grado che in alcune regioni avrebbero iniziato a saltare le code. Nella regione di Chita, all’elenco delle categorie prioritarie sono stati aggiunti anche i reduci dal fronte ucraino e le loro famiglie.

Il governo valuta ora nuove misure. Novak ha anticipato la possibilità di vietare per alcuni mesi anche le esportazioni di diesel. Mosca ha già bloccato fino alla fine del mese le esportazioni di benzina e di carburante per aerei.

La portata della crisi è emersa con particolare evidenza nella regione di Vologda, dove il governatore Georgy Filimonov ha raccontato sul suo canale Telegram di essere rimasto senza benzina mentre era alla guida e di avere così «fatto esperienza in prima persona della crisi dei carburanti». Rimasto a piedi, è stato costretto a fermare un’auto della polizia per farsi dare un passaggio.

L’episodio è avvenuto appena un’ora dopo che lo stesso governatore aveva invitato i residenti a non farsi prendere dal panico e a non correre ai distributori. «Siamo tutti sulla stessa barca, stiamo lavorando per risolvere i problemi in corso», ha scritto Filimonov. Il giorno precedente aveva introdotto un limite parziale alla vendita di carburante agli automobilisti, denunciando che la domanda di benzina era raddoppiata mentre le forniture restavano ferme. La sua amministrazione è in contatto con il ministero dell’Energia e con Lukoil, proprietaria del 90 per cento dei distributori della regione, per programmare un aumento dei rifornimenti.

I droni ucraini colpiscono la flotta fantasma russa

A pesare sulla disponibilità di carburante sono anche i continui attacchi ucraini contro le retrovie russe e le linee di approvvigionamento. Nella notte, secondo fonti militari ufficiali di Kiev, droni ucraini hanno colpito otto petroliere della cosiddetta «flotta fantasma» di Mosca nel Mare d’Azov. Le navi, tutte sottoposte a sanzioni internazionali e con una capacità di 7mila tonnellate ciascuna, sarebbero state impiegate per rifornire di carburante la Crimea.

“Colpire la logistica navale del nemico complica il rifornimento del carburante e delle munizioni necessarie a sostenere le attività delle forze militari russe, principalmente nel territorio della Crimea”, hanno spiegato le forze ucraine responsabili delle operazioni con i droni. Il giorno precedente, nella stessa area, erano state colpite altre due petroliere della flotta fantasma.

La Crimea, già alle prese con una grave carenza di carburante in seguito agli attacchi ucraini contro le infrastrutture e le linee di rifornimento, ha dichiarato lo stato di emergenza.

La crescente pressione sulla logistica petrolifera russa si somma così ai problemi delle raffinerie e alle difficoltà di distribuzione interna, trasformando la carenza di benzina in una delle conseguenze più visibili della guerra per la popolazione russa.

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