La resistenza nazionale totale ucraina che Putin ha sottovalutato (valigiablu.it)
(Immagine: 114ª Brigata di Difesa Territoriale)
24 febbraio 2022, l’esercito russo punta su Kyiv con l’obiettivo di occuparla, convinto di concludere velocemente una vera e propria blitzkrieg. Ma la conquista lampo fallisce entro i primi giorni di aprile.
Se si parla oggi con gli ucraini della capitale o di città come Chernihiv, molti dicono la stessa cosa: i russi sono venuti sicuri che non ci saremmo difesi, invece hanno trovato il nostro rifiuto totale dell’occupazione. Una resistenza sociale e armata, non fatta solo dall’esercito regolare. Qualcosa di più profondo, emerso da ampi segmenti della popolazione civile. Dinamica in cui c’è stata una fondamentale cinghia di collegamento tra le forze armate e la cittadinanza: le TDF, le Forze di Difesa Territoriale dell’Ucraina, che fino al 2022 erano formate da cittadini che si addestravano part-time.
“Il comando russo ha commesso un errore strategico fondamentale, sottovalutando completamente le Forze di Difesa Territoriale. Il nemico percepiva la difesa territoriale come una struttura mal armata, puramente ‘su carta’ o partigiana, priva di una vera organizzazione, destinata a disperdersi alla sola vista delle colonne di carri dell’esercito regolare russo. Si è trovato di fronte, invece, al fenomeno della ‘resistenza nazionale totale’. Il principio territoriale di reclutamento dava ai combattenti la motivazione più alta possibile: ciascuno difendeva la propria famiglia e la propria terra”, spiega oggi il sottotenente Kyrylo Syvoplias, capo facente funzione dell’ufficio comunicazione della 114ª Brigata di Difesa Territoriale, storica TDF dell’oblast di Kyiv.
Le Forze di Difesa Territoriale ucraine restano difficili da capire per una certa sensibilità dell’Europa occidentale contemporanea abituata a una pace percepita come ormai perpetua. Milizia di popolo resistenziale che non si piega all’invasore o il risultato di una progettuale mobilitazione militare della società? La risposta è che le TDF sono state e sono entrambe le cose. Perché entrambe le cose erano fisiologicamente necessarie per una nazione già aggredita e sotto minaccia di ulteriore invasione.
Viaggiare oggi in Ucraina, che sia nelle città o più vicino alle linee di contatto, mostra qualcosa di specifico: la maggioranza degli ucraini non ha scelto la guerra, ma ha rifiutato il ruolo di vittima passiva di una guerra di aggressione. L’Ucraina non ama la guerra, ma ha odiato e odia ancora di più la sottomissione.
(114ª Brigata di Difesa Territoriale)
Il modello della difesa territoriale ucraina era previsto fin dalla legge “Sulla difesa dell’Ucraina” del 1991, anno dell’indipendenza. Per oltre vent’anni il concetto era però rimasto inattivo. Poi è arrivata la prima invasione russa del 2014. Negli anni successivi, i nuclei di quelle che sarebbero diventate le TDF hanno iniziato a svilupparsi. La 112ª Brigata di Difesa Territoriale della città di Kyiv e la 114ª Brigata dell’oblast di Kyiv sono nate entrambe nel 2018.
“Il nucleo della brigata era formato da volontari di Kyiv. Si sono unite all’unità persone delle professioni più diverse: insegnanti, imprenditori, ingegneri, autisti, medici, specialisti informatici, dipendenti comunali e rappresentanti di molti altri campi. Tra loro c’erano veterani della guerra russo-ucraina del 2014-2021, riservisti ed ex militari. Allo stesso tempo, molti non avevano alcuna precedente esperienza di combattimento. A unirli tutti era una cosa sola: la disponibilità a difendere la propria città e il proprio paese”, racconta oggi il maggiore Andrii Malyk, capo dell’ufficio comunicazione della 112ª Brigata di Difesa Territoriale.
Già nel 2021 l’attività delle TDF era abbastanza visibile da finire nel mirino della propaganda di Mosca. La 112ª ricorda come la presentatrice russa “Olga Skabeeva fece un pezzo deridendo i ‘difensori territoriali con fucili di legno che si preparano a resistere alle truppe di Putin’”. Quegli stessi difensori che, pochi mesi dopo, respinsero davvero l’invasione su vasta scala del 2022.
Formalmente, le Forze di Difesa Territoriale sono state consolidate come ramo distinto delle forze armate ucraine appena due mesi prima dell’invasione, il 1° gennaio 2022, con circa 25 brigate, su un concetto del 2019 e una legge “Sui fondamenti della resistenza nazionale” del luglio 2021.
(112ª Brigata di Difesa Territoriale)
Progetto di lungo termine per creare un bacino di cittadini armati pronti a un’eventuale guerra di resistenza nazionale. Progetto funzionale, ma che all’inizio non scatta al meglio. Il fatidico 24 febbraio, le TDF hanno ancora lacune organizzative, difficoltà nelle comunicazioni, mezzi e armi insufficienti. Il design originale risulta ancora inefficace, mentre a funzionare saranno l’adattabilità, la flessibilità e la volontà di chi prende le armi. Con un’ondata di arruolamenti, dopo il 24 febbraio, in pochi mesi le TDF superano i 100mila uomini e donne. Diviene decisiva una regola da sempre nota nella storia dei conflitti: il combattente che si muove nella sua terra lotta con molta più determinazione di un invasore.
“Anche se nei primi giorni caotici dell’invasione su vasta scala mancava quel coordinamento chiaro tra le unità che esiste oggi, e anche se non c’erano piani né compiti di combattimento unificati, l’Ucraina è riuscita a reggere l’assalto. Questo anche perché chi faceva parte delle Forze di Difesa Territoriale non combatteva per obiettivi strategici astratti, ma per case, strade e incroci precisi. Conoscevano il terreno alla perfezione, si sono auto-organizzati rapidamente e, con il sostegno delle comunità locali, dei volontari e delle imprese, hanno trasformato in una resistenza feroce quella che i russi si aspettavano fosse una ‘passeggiata’”, dice la 114ª.
Subito dopo l’invasione, nella Brigata 114ª arrivano migliaia di residenti da distretti dell’Oblast di Kyiv quali Bila Tserkva, Boryspil, Brovary, Bucha, Vyshhorod, Obukhiv e Fastiv. E siccome i battaglioni vengono formati “rigorosamente secondo il principio territoriale”, i civili che fino al giorno prima erano vicini di casa “diventano all’istante fratelli d’armi”.
Nelle prime convulse settimane di conflitto, le TDF emergono come un nucleo cruciale e sorprendente della resistenza a Sumy. Le Forze di Difesa Territoriale combattono inoltre accanto alle altre forze a Kyiv, Chernihiv, Kharkiv, Mariupol, pagando il loro duro costo di vite umane.
“Le unità della 112ª Brigata hanno preso parte diretta alle battaglie per Kyiv e per l’oblast di Kyiv, svolgendo missioni sugli assi difensivi più importanti attorno alla capitale. Sebbene i militari della brigata fossero concentrati soprattutto a Kyiv, hanno operato su un ampio fronte, dall’asse di Brovary all’asse di Moshchun. Si trattava di decine di chilometri di linee difensive. La brigata ha preso parte alle battaglie di Skybyn, Bucha, Irpin, Moshchun e alle operazioni nell’area della zona di esclusione di Chornobyl.” racconta oggi la 112ª.
La 114ª ricostruisce esperienze simili: “Già il 25 febbraio 2022 le unità della brigata hanno tenuto la difesa e respinto gli assalti nemici su assi chiave dell’oblast di Kyiv: alle porte di Bucha, Irpin, Hostomel, Pushcha-Vodytsia, Dmytrivka, Motyzhyn, Kozarovychi e Brovary. In particolare, il 133º Battaglione Separato di Difesa Territoriale del distretto di Bucha, insieme ai soldati di altre unità, ha svolto un ruolo decisivo nel difendere l’attraversamento fluviale di importanza critica tra Bucha e Irpin, il ponte Romanivskyi… Questo momento dimostra con chiarezza come dei civili che fino a poco prima conducevano una vita ordinaria furono in grado, sotto un intenso fuoco d’artiglieria, di fermare reparti aviotrasportati d’élite della Federazione Russa.”
(114ª Brigata di Difesa Territoriale)
Nelle settimane e nei mesi di quella che gli ucraini chiamano de-occupazione, i combattenti semplici delle TDF entrano direttamente nell’immaginario nazionale. Serhiy Chizhikov – capitano in riserva ed ex impiegato delle poste, volontario della difesa territoriale – abbatte un Su-34 russo con un lanciamissili portatile sopra Chernihiv. I soldati della 127ª brigata TDF di Kharkiv distruggono un carro T-90M. A fine 2022 si consuma invece il gesto di Oleksandr Matsiyevsky, della TDF 119ª di Chernihiv, giustiziato a sangue freddo dai russi sul fronte di Bakhmut, mentre esclama “Slava Ukraini”. Immagini, video, racconti, che integrano le TDF nell’epica militare del paese.
Già da aprile 2022 le TDF iniziano a cambiare il proprio volto, in un’accelerazione tecnica e operativa imposta dall’andamento della guerra. Dopo la respinta dell’attacco alla capitale da Nord, il baricentro del conflitto si sposta a Est. Molte TDF di quartiere finiscono, mese dopo mese, impiegate di fatto come fanteria di linea. E la fanteria leggera, per sua natura mobile e poco corazzata, si presta a essere spostata rapidamente per tenere le linee più esposte, con tutti i rischi che ne conseguono. È una delle molteplici ragioni per cui gli aiuti dei partner all’Ucraina e la produzione dell’industria interna sono considerati così preziosi. Droni sulla linea di contatto, difesa aerea e missili in profondità: ogni sistema in più è un margine per esporre meno fanteria. La tecnologia non toglie l’uomo dal fronte, ma gli permette di colpire più lontano e di restare meno allo scoperto.
La 114ª descrive la propria metamorfosi tecnologica con precisione: entrata in guerra “perlopiù con armi leggere”, oggi sottolinea di essere equipaggiata con droni da ricognizione e d’attacco, FPV, sistemi robotici terrestri, artiglieria e comunicazioni moderne, oltre ad avere un proprio centro di addestramento. E i compiti seguono la stessa curva: dalla difesa della propria regione a lunghi periodi nelle zone più calde: Donetsk, Luhansk, Kharkiv, Kherson, Zaporizhzhia. Oggi la maggior parte dei battaglioni della 114ª sono schierati sull’asse di Chernihiv, cioè di nuovo a difendere il Nord e Kyiv, dove la minaccia non si è mai interrotta.
(114ª Brigata di Difesa Territoriale)
Dal 2025 l’esercito ucraino si è riorganizzato per corpi d’armata su standard NATO e le brigate TDF sono infine formalmente contate come fanteria di linea. Non è stato un tecnicismo: se le TDF erano già un ramo delle forze armate dal 2022, la riorganizzazione dello scorso anno le impiega apertamente come qualunque altra brigata da combattimento, dentro la stessa struttura di comando delle meccanizzate. Nell’ordine di battaglia le TDF restano siglate a parte (OBrTrO) e il grado d’integrazione varia da brigata a brigata, in uno scenario ancora disomogeneo. Una cosa è diventata comunque chiara e certa: quei civili che imbracciarono le armi entrando nelle TDF sono ormai soldati a tempo pieno e a tutti gli effetti, con un’esperienza di anni.
Alcune intere brigate territoriali sono intanto completamente uscite dal ramo TDF ed entrate nelle Forze di Terra o la Marina (la 100ª, 124ª, 126ª, 128ª, 129ª). La 125ª di Lviv, nata nel marzo 2022 come brigata TDF, è stata trasferita alle Forze di Terra nel luglio 2024 e addirittura trasformata in brigata meccanizzata pesante nel luglio 2025. La 127ª di Kharkiv è stata trasferita alle Forze di Terra nel luglio 2024 ed è diventata fanteria corazzata di linea. Il 12 giugno del 2026 è poi arrivata una nuova riforma del personale militare. Anche in questa riforma potrà esserci una ulteriore istituzionalizzazione del ruolo delle TDF nelle forze armate ucraine.
L’Ucraina non ha potuto fare a meno della capacità di innesto delle TDF nel 2022 e non ne può fare a meno oggi. L’Ucraina non è il solo paese europeo ad avere forze di difesa territoriale. Ci sono modelli simili in Polonia, nei Paesi Baltici e in altre nazioni, mentre il modello finlandese incorpora direttamente nella coscrizione una difesa nazionale di tutta la società. Ma solo l’Ucraina ha dovuto testare le proprie forze territoriali in una guerra vera e propria e le ha viste evolvere in modo accelerato in brigate militari a tutti gli effetti. Per questo il caso ucraino viene seguito con attenzione da molti analisti militari europei.
Come già detto, nell’Europa occidentale più lontana dai conflitti la realtà delle TDF resta materiale che risveglia sia ammirazione sia cautela. Un pensiero resta difficile da accettare per una certa autocoscienza euroccidentale: che nelle attuali contingenze una società libera debba essere pronta anche a prendere le armi. L’Europa dell’Ovest è stata per decenni certa di aver risolto la questione militare isolandola nell’iper-professionalizzazione e nell’iper-tecnologizzazione. Ma proprio la guerra in Ucraina ha mostrato come possano ancora avere un ruolo decisivo il conflitto d’attrito, la guerra di difesa nazionale, così come conflitti in cui accelerazioni tecniche come quelle dei droni convivono ugualmente con grandi movimenti di truppe umane.
(112ª Brigata di Difesa Territoriale)
Gli attuali stravolgimenti geopolitici, nel frattempo, non possono più assicurare a nessuna nazione europea di essere davvero distante da una linea di contrasto o conflitto. L’interrogativo fondamentale diventa quindi se l’estensione controllata alla popolazione civile delle capacità di difesa debba far parte dell’imperativo “Si vis pacem, para bellum”. Domanda a cui, almeno in Ucraina, si è già chiaramente risposto di sì.
La 114ª spiega ancora: “La nostra esperienza dimostra che il concetto di ‘Difesa Totale’ funziona in modo estremamente efficace quando combina: un quadro giuridico predisposto in anticipo, in cui lo Stato fornisce armi legali e struttura; il principio territoriale, per cui le persone difendono ciò che conoscono e amano; flessibilità e capacità tecnologica, cioè la capacità di specialisti civili di integrare rapidamente droni, sistemi informatici e nuove tattiche nella condotta della guerra. Per qualunque Paese che affronti la minaccia di aggressione da parte di un vicino più forte, l’esperienza della mobilitazione di massa ed efficace della società ucraina attraverso le Forze di Difesa Territoriale è una guida fondamentale su come scoraggiare un nemico numericamente superiore attraverso la forza della nazione stessa.”
La 112ª lo conferma a sua volta, sottolineando di addestrare anche rappresentanti di paesi NATO e di condividere la propria esperienza a livello internazionale. Anche in questo l’Ucraina si sta trasformando da paese in difficoltà a modello da cui apprendere.
Modello che mantiene intanto le sue specificità culturali. Il patch della 114ª raffigura San Michele, l’Arcangelo guerriero protettore di Kyiv, che tiene nelle mani una spada e la fodera da cui l’ha estratta. La spada è rivolta verso il basso: questo dettaglio può significare che l’Arcangelo non aggredisce ma è pronto, non sguaina per primo ma certamente non rinfodera, difende con assoluta risolutezza. Il patch della 112ª è invece un arco stilizzato con una freccia dentro un cerchio dorato. È un richiamo alla Kyiv cosacca, a una tradizione specifica del territorio ucraino: selvaggia ma efficiente in battaglia, informale ma disciplinata, potente ma storicamente pericolosa.
La blitzkrieg russa è fallita anche venendo fermata da chi portava addosso simboli come questi. Simboli che fanno parte di quella cultura ucraina che Mosca ha voluto negare con la sua invasione. Cultura che, proprio con questa guerra, è invece divenuta ogni giorno più visibile. Le battaglie delle TDF sono esattamente parte di questa storia: un’invasione che aveva l’obiettivo di annullare l’Ucraina, ma che invece ha finito per mostrare a tutto il mondo l’irremovibile esistenza di una nazione.