di Jacob Stegenga
Essere sani di mente vuol dire solo non essere malati o si tratta di qualcosa di più?
La malattia mentale è solo uno stato fisiologico anormale oppure è una condizione che ha una componente valutativa? Rispondere è difficile. Ma vale la pena provarci senza pregiudizi.
I critici della psichiatria esistono da sempre. I contenuti delle loro critiche sono cambiati di pari passo ai cambiamenti nella natura stessa della psichiatria, ma alcuni temi generali sono ricorrenti e riemergono in periodi storici diversi.
Ripercorrendo la storia della psichiatria, è facile essere colti dall’orrore. La trapanazione del cranio veniva praticata già nel 6500 a.C., presumibilmente per liberare ciò che si riteneva fossero spiriti maligni che causavano un comportamento anormale nella persona. Una pratica in voga a inizio Novecento, invece, era l’idroterapia, che in casi estremi vedeva il paziente immerso in acqua gelata o costretto a rimanere nell’acqua per giorni interi.
La lobotomia, la cui scoperta meritò un premio Nobel nel 1949, era un intervento chirurgico praticato con grande frequenza che consisteva nel recidere le connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo – una procedura che, come si può immaginare, aveva conseguenze devastanti a livello cognitivo ed emozionale.
La terapia elettroconvulsivante o elettroshock, introdotta negli anni trenta del Novecento e tuttora praticata, consiste nell’indurre crisi convulsive inviando scosse elettriche nel cervello e viene usata come trattamento per la depressione, il disturbo bipolare e la catatonia.
Negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso diverse posizioni critiche della psichiatria si coalizzarono in un movimento poi conosciuto come “anti-psichiatria”, di cui facevano parte noti psichiatri e filosofi come Thomas Szasz, R.D. Laing e Michel Foucault.
Per contro, negli stessi anni in cui emergeva il movimento dell’anti-psichiatria, l’introduzione di nuovi farmaci – fra questi l’antipsicotico clorpromazina e gli antidepressivi iproniazide e imipramina – conferiva nuova credibilità a questa branca della medicina. Nel corso dei decenni successivi, lo sviluppo di farmaci psichiatrici è aumentato notevolmente, tanto che oggi questi vengono prescritti a un numero enorme di persone e rappresentano un trattamento psichiatrico del tutto normalizzato.
Per riassumere, dunque, a partire dalla metà del secolo scorso hanno preso piede due posizioni contrapposte: l’anti-psichiatria e quella che possiamo definire semplicemente la pro-psichiatria … leggi tutto
(Andy Li)
