Secondo l’Istat solo 4 milioni di persone con più di 14 anni hanno partecipato ad attività delle organizzazioni politiche
Meno di un quinto dei 131.760 iscritti al M5S ha deciso con il suo voto una svolta radicale, quella di iscrivere il Movimento al registro dei partiti, e di accedere al finanziamento pubblico (con il 2 per mille) e al finanziamento privato agevolato. Questa decisione ha determinato l’orientamento di una forza politica che ha raccolto nelle elezioni politiche nazionali del 2018 quasi 11 milioni di voti e 339 parlamentari.
Lo 0,23 per cento ha preso una decisione che riguarda quei quasi 11 milioni di votanti. Questo mostra su quali esili basi si fonda la nostra democrazia e spiega perché sia importante discutere meno del vertice (chi sarà il prossimo presidente della Repubblica) e più della rappresentanza.
Allo scollamento tra Paese e partiti, si aggiunge quello tra Parlamento e governo, di cui un indicatore significativo è dato dai 4.617 emendamenti presentati dai partiti che sostengono il governo al disegno di legge di Bilancio dello stesso governo di cui fanno parte (nonostante i 600 milioni liberi da impegni, messi da parte per soddisfare la domanda parlamentare).
La crisi dei partiti e della rappresentanza che essi assicurano non è solo italiana e sarà quindi bene valutarla comparativamente, partendo da una frase scritta da Benedetto Croce nel 1950: con il suffragio universale, «un hiatus par che si apra… fra le classi dirigenti e competenti e le masse elettorali». Croce continua: «Il punto è far sì che queste possano mandare ai parlamenti un buon numero di persone intelligenti, capaci, di buona volontà». «A fare che ne esca il migliore possibile debbono lavorare i partiti».
Ma i partiti stanno ovunque perdendo questa funzione di tramite indicata da Croce, perché le loro basi sono sempre più limitate. In Francia, Italia e Regno Unito, i loro iscritti rappresentano solo circa l’1 per cento della popolazione (il 2 per cento, se si prendono solo i maggiorenni).
Il numero degli affiliati ai partiti nel Regno Unito si è più che dimezzato, nell’ultimo mezzo secolo. In Italia, la fuga dai partiti è stata ancora più vistosa: oggi il numero totale degli iscritti non sembra superiore a 7-800 mila, mentre nei primi anni della Repubblica, quando la popolazione italiana era di 46 milioni, i soli iscritti ai tre principali partiti erano circa 4 milioni … leggi tutto
