Isteria scolastica (diario.world)

 di Gregorio Dimonopoli
Una mini(e)stra tenta di delineare alcune linee 
guida, in bozza, del come potra' riaprire la scuola.
Si impara che quella bozza e’ “scappata”, mediaticamente, prima di una sua diffusione formale, la quale premetteva una sua discussione preventiva con tutte le parti sociali coinvolte prima di una sua emanazione. Ora, mantenendo uno straccio di lucidita’, come si fa a processare preventivamente un qualcosa che possa essere modificato?
Detto anticipatamente che l’attuale mini(e)stra non mi pare all’altezza del delicato e pur straordinario compito attuale, ritengo quantomeno imbarazzante la ricerca di consenso da parte di insegnanti oggi in piazza di un fascio-leghista che, se potesse, lascerebbe in cantina bambini stranieri.
In ultimo, se non ricordo male, circa vent’anni fa i presidi fecero una feroce battaglia per essere riconosciuti come Dirigenti. E dunque con un tasso di reponsabilita’, tralascio il riconoscimento economico giustamente adeguato, che comprendeva anche una nuova responsabilita’ decisionale e gestionale.
Ora quella possibilita’ di autonomia viene vomitata esclusivamente e rigettata al Goveno, che comunque di colpe ne ha tante (vedi finanziamenti ad Alitalia, 3Mld).
Perche’ disprezzare, a priori, la possibilita’ che i suddetti dirigenti si relazionino con gli amministratori pubblici locali per valorizzare spazi alternativi alle aule?
Macche’.
E infine, basta con la demonizzazione della didattica distanza. La fanatica battaglia che contraddistingue chi dice no a prescindere picchia duro con la realta’ e inibisce la creazione interattiva tra “anziani” insegnanti ed un pezzo importante della quotidianita’ extrascolastica di chi studia in aula. Escludere possibilita’ aggiuntive non puo’esere una missione educativa.
Car* insegnanti, detto da studente di 50 anni fa, datevi una calmata. Rompete i maroni, giustamente, su tanto altro, e ne avete ragioni da vendere.

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