In fuga dalla prigione della sete (avvenire.it)
di Lucia Capuzzi
Mucchietti di panni sporchi giacciono alla rinfusa sulla roccia piata, la più grande. Fra i ciottoli spuntano le bacinelle, ancora vuote.
Là verranno accumulati vestiti e biancheria puliti. Ma Ismelda questa mattina è in ritardo. “Mi hanno chiesto di arrotolare più sigari, così sono arrivata solo ora”, racconta senza smettere di fregare una maglia rosa con un minuscolo pezzo di sapone. “Con quel che costa, devo farmelo bastare”, dice, con la schiena piegata fin quasi alle caviglie dove arriva l’acqua del Riachuelo.
A guardarlo, con il fondo pietroso in bella mostra, si fa fatica a credere che dieci anni fa fosse un fiume imponente. Allora, le cisterne delle cento famiglie di Rio Arriba, a una mezz’ora di strada sterrata da Zacapa, erano piene, alla fine della stagione delle piogge. E Ismelda non doveva fare il bucato al fiume.
“Era prima…Quando la siccità non bruciava il raccolto di mais e fagioli, mio marito non faceva il muratore a giornata e io non lavoravo a cottimo per il tabacchificio”. Adesso non cresce più niente … leggi tutto
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