di LUCA ROBERTO
Andavano in visita dagli estremisti che mettevano a ferro e fuoco Parigi.
Adesso i Cinque stelle accolgono la firma del patto di cooperazione rafforzata come “uno storico passo per la costruzione di un’Europa più forte”
C’erano una volta i grillini casseurs. Partivano in pellegrinaggio alla volta dei gilet gialli (e mica dell’ala moderata, quelli li evitavano). Guardate cosa sono diventati due anni dopo, ora che festeggiano il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia come “uno storico passo avanti per la costruzione di un’Europa più forte”. Sicuri di trovarci nella stessa epoca?
Quella di prima era la stagione del governo del cambiamento con la Lega. E il Movimento, col consenso erosogli pian piano dall’alleato Salvini, si barcamenava in Europa alla ricerca di un alleato purchessia per vincere l’isolamento continentale dopo troppi dinieghi.
Così il 6 febbraio 2019, scortati dal già vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista si recarono a Montargis, un paesino a un centinaio di chilometri a sud di Parigi, in udienza da Christophe Chalençon, il fabbro che nei gilet jaunes rappresentava il radicalismo di estrema destra.
Uno che, per dire il personaggio, aveva già chiesto che l’esercito arrestasse Macron. E sosteneva che la guerra civile in Francia fosse oramai non più rinviabile. Esecrando qualsiasi tentativo di darsi una veste più istituzionale, far confluire la protesta nei canali del dissenso ordinato. Una sorta di generale Pappalardo più spinto.
A suo modo li congedò con una specie di endorsement (“Un’alleanza? Non andiamo troppo in fretta. Vorremmo avere la libertà di svegliarci la mattina a letto insieme ma di poterci rimettere le mutande e andarcene”, disse intervistato dalla Stampa) … leggi tutto
(L’incontro della delegazione M5s con i gilet gialli, nel 2019)
