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  • Il Pd di Schlein riesce nell’impresa di perdere la bussola morale sull’antisemitismo (linkiesta.it)
il 7 Marzo 2026

Il Pd di Schlein riesce nell’impresa di perdere la bussola morale sull’antisemitismo (linkiesta.it)

di Mario Lavia

Campo slabbrato

La legge passa grazie a una sintesi tra Lega e Italia Viva, con il voto dei riformisti e di Azione, ma le spaccature nel Partito Democratico e la sudditanza nei confronti di Conte rivelano una mutazione di identità del Nazareno

Tre campetti stretti. Testardamente distinti e distanti. Il cosiddetto campo largo va in frantumi non su un emendamento qualsiasi ma su una roba serissima come la legge contro l’antisemitismo. Sulla quale Liliana Segre, non esattamente una persona che sulla materia parli per sentito dire e anzi massima autorità morale del nostro Parlamento, aveva chiesto una convergenza. Ma niente.

Al Senato dai banchi della sinistra ieri sono usciti fuori toni che non si sentivano da tempo: dentro un dibattito tra curve da stadio, del livello “fascisti contro comunisti”, in certi momenti parevano davvero fascisti e comunisti.

Alla fine è passata la legge frutto di una sintesi tra il progetto di Massimiliano Romeo (Lega) e quello di Ivan Scalfarotto (Italia viva) con il voto dei partiti della maggioranza, Italia viva, Azione e sei riformisti del Partito democratico, in dissenso dal gruppo la cui direttiva è stata l’astensione, che al Senato vale come voto contrario.

Non ha accettato, il Pd-Schlein, la definizione di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), e contestata anche dal Movimento 5 Stelle (che avrà annunciato l’astensione) e Alleanza verdi e sinistra perché «generica, unilaterale e con ambiguità». Dopodiché il senatore dem Andrea Giorgis, vicino alla segretaria, ha detto senza imbarazzo che «la nostra astensione va intesa con un segno di vicinanza al popolo ebraico». Che acrobazia!

Da parte loro i riformisti non hanno mollato di un centimetro rispetto all’impostazione del primo progetto che era stato presentato da Graziano Delrio. Con lui hanno votato a favore Filippo Sensi, Walter Verini, Sandra Zampa, Alfredo Bazoli e Pierferdinando Casini mentre Tatjana Rojc non ha partecipato al voto ma ha fatto sapere di essere anche lei favorevole.

La legge, che deve ora andare alla Camera, è considerata da Delrio «un passo avanti» nel contrasto ai risorgenti fenomeni di antisemitismo. Resta il fatto che si è ripetuta una spaccatura nel Pd, dove ormai la questione di una convivenza tra Pd-Schlein e riformisti è diventata un problema reale. La divisione era emersa in altre occasioni sulla politica estera, sull’Ucraina e sul riarmo, sia nel Parlamento nazionale che in quello europeo.

Domani a Roma si terrà un seminario pubblico dei riformisti con Paolo Gentiloni per tornare sui temi internazionali. E il dissenso non riguarda solo la politica estera ma anche la linea del Nazareno giudicata al tempo stesso massimalista e inerte Non è passata inosservata la critica di Walter Veltroni al centrosinistra che ancora non si è dato un programma chiaro.

Sempre oggi si discute alla Camera e al Senato degli sviluppi della guerra con la presenza dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, sul quale non si allentano le critiche per la strana vicenda di Dubai. Vedremo se il campo largo riuscirà a compattarsi.

La linea l’ha dettata, da Madrid, Pedro Sanchez (ieri Elly Schlein gli ha telefonato), ormai leader della sinistra nel nome del no alla guerra di Donald Trump. Anche qui la posizione del Pd-Schlein suscita qualche distinguo dei riformisti dem, di Matteo Renzi e di Carlo Calenda che vorrebbero capire meglio cosa si propone concretamente per favorire la famosa de-escalation che non pare davvero a portata di mano.

Sono domande a cui nessuno oggi può rispondere. Da tutto quello che sta emergendo soprattutto sulla politica estera il campo più che largo è slabbrato. E quando ci si divide su una legge contro l’antisemitismo, cioè su come definire e contrastare l’odio più antico d’Europa, il problema non è solo parlamentare. È identitario. E se l’opposizione non riesce a parlarsi su un terreno etico prima ancora che politico, la partita non la perde contro la destra.

La perde contro sé stessa.

(AP/LaPresse)

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