Il nuovo giornalismo e il mondo nuovo (isiciliani.it)

di Riccardo Orioles

I prossimi dieci anni che cominciano ora.

Anche quest’anno, nell’ex Italia, si celebra Falcone. Non solo negli Stati Italiani propriamente detti – Venezie, Patrimonio, Calabrie, Longobardìa – ma anche nella bella Trinacria, a San Marino e a Favignana, dove Falcone tutto sommato ha lasciato un buon ricordo, specialmente in Sicilia dove buona parte della popolazione era sinceramente dispiaciuta dalla sua morte. E’ stato solennemente ribadito che è sbagliato uccidere i magistrati, che la mafia è una montagna di merda e che l’Esempio (dei magistrati) vivrà nel ricordo del popolo siciliano, lombardo e calabrese. Poi tutti sono tornati a casa  (chi ce l’ha) o in galera (se non scarcerati) o dai rispettivi politici, commercialisti e avvocati.

Ora voi dite: abbiamo capito, adesso arriva la solita tiritera contro i mafiosi, i politici complici dei mafiosi, gli im-prenditori ancor più farabutti che da fabbriche e uffici all’estero vogliono ancora da noi i miliardi, e non li vogliono in prestito bensì a fondo perduto. Non sia mai: i colpevoli non sono i mafiosi e men che mai i politici e i prenditori. I colpevoli siamo noi, i cittadini italiani.

Non tutti i cittadini però, ma solo quelli onesti, volenterosi e sinceramente impegnati a sconfiggere una volta per tutte quest’orribile peste del malaffare. Ognuno per conto suo, naturalmente: i milanesi a Milano, i catanzaresi a Catanzaro, i militari nella milizia, i filosofi nelle accademie e negli atenei (se provi, dalla mia negritudine, a chiedere a un giovane rivoluzionario della Bovisa “Parliamo cinque minuti di Falcone”: “Non ho tempo – risponde – debbo già preparare la mia Orazione Maxima Falconiana”.

(I ragazzini, unica gente seria in questi casi, sono stati abilmente neutralizzati con la storia del virus: si chiudono le scuole per qualche giorno, e poi per qualche mese, e poi fino a chissà: ognuno per conto proprio, i ragazzi sono molto meno fastidiosi) … leggi tutto

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