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  • Il crescente antisemitismo in Scandinava (linkiesta.it)
il 30 Novembre 2023

Il crescente antisemitismo in Scandinava (linkiesta.it)

di Enrico Varrecchione

Uomini che odiano gli ebrei

Dopo il pogrom del 7 ottobre ci sono stati diversi episodi antisemiti in Danimarca, Svezia e Norvegia: il rabbino capo di Copenhagen ha subito aggressioni fisiche e verbali, a Malmö si segnalano seri problemi nelle scuole, inclusi comportamenti offensivi e celebrazioni legate a Hitler

La guerra fra Israele e Hamas ha messo a dura prova non solo gli equilibri geopolitici, ma anche la pacifica convivenza nell’Europa Settentrionale. Sembrano lontani i giorni del Febbraio 2015, quando da un episodio di cieca violenza nacque un gesto spontaneo in grado di riconciliare due pezzi di umanità oggi in frantumi. Il 14 febbraio 2015 era avvenuto l’omicidio del regista danese Finn Nørgaard per mano dell’estremista islamico Omar El Hussein, un seguace della moschea Al Faruq di Copenhagen e dei sermoni dell’imam antisemita Mundhir Abdallah.

Pochi minuti dopo la mezzanotte, El Hussein si era avvicinato alla Sinagoga di Krystalgade uccidendo Dan Uzan, l’addetto alla sicurezza che presidiava il luogo di culto durante lo svolgimento di un Bat Mitzvah. Fu in quel momento che, a Oslo, la giovanissima Hajrad Ashad, di soli diciassette anni, decise di creare un gruppo social dove riunire altri giovani musulmani desiderosi di mostrare solidarietà nei confronti della comunità ebraica della capitale norvegese. Nel giro di pochi giorni, venne organizzata una veglia in difesa della Sinagoga di Bergstien.

L’episodio è stato particolarmente significativo anche in virtù dei numeri che caratterizzano la comunità musulmana e quella ebraica: in tutto il Nord Europa vivono circa trentamila ebrei a fronte di 1.3 milioni di musulmani. In Svezia e in Danimarca il rapporto è più equilibrato, con un ebreo ogni quaranta musulmani, mentre in Norvegia, complici le ridotte dimensioni della comunità ebraica, il rapporto è addirittura di 1:236. Per fare un raffronto, in Italia è 1:81 mentre in Francia, il paese europeo in cui entrambe le comunità sono prevalenti, si arriva a un rapporto di uno a sei.

Con questi numeri, cambia significativamente anche l’impatto delle iniziative pubbliche: numerose le proteste a favore della Palestina, con toni che variano dalla richiesta di un cessate il fuoco all’aperta ostilità nei confronti degli ebrei, mentre quelle a sostegno di Israele o della comunità ebraica passano decisamente in secondo piano anche in termini di partecipazione.

Già nelle ore successive agli attacchi del 7 ottobre, quando neppure si conosceva con esattezza la portata del massacro operato da Hamas, nel quartiere di Rosengård, a Malmö, la terza città del paese noto per aver dato i natali a Zlatan Ibrahimovic, si sono verificati dei caroselli di auto con bandiere palestinesi al vento.

Contrariamente agli eventi collegati alle imprese del campione svedese, non si trattava di celebrazioni sportive, ma dei frutti di una propaganda antisemita che ha attecchito particolarmente bene, non solo fra le persone di origine palestinese. A Oslo, una settimana dopo, poco più di cinquecento persone si sono radunate di fronte al parlamento per esprimere solidarietà a Israele mentre una manciata di facinorosi cercava di aggredirle. A Stoccolma, la settimana scorsa, la principessa ereditaria Vittoria ha visitato in forma privata la Sinagoga.

Il rabbino capo di Copenhagen, Jair Melchior, pochi giorni fa è stato accerchiato, spintonato e ha ricevuto sputi da un gruppo di persone che lo aveva notato mentre scendeva dal treno indossando la kippah. Melchior si stava recando presso gli studi televisivi di TV2 dove ha successivamente discusso l’impennata di episodi di antisemitismo. Un altro esempio è arrivato lo scorso 9 novembre. Solo a Copenhagen la partecipazione è stata considerevole: la marcia per la memoria della Kristallnacht ha visto la presenza di circa quattromila persone e della premier Mette Frederiksen.

A Oslo, invece, la marcia è diventata elemento di profonda divisione politica, tanto che la Mosaiske Trossamfunn, l’organizzazione che riunisce i circa settecentosettanta ebrei norvegesi, non ha partecipato all’annuale corteo assieme al Centro per l’Antirazzismo. La comunità ebraica ha onorato la commemorazione presso la Sinagoga, mentre il corteo ha visto la partecipazione di attivisti e simpatizzanti di partiti apertamente pro-palestinesi.

A Bergen, un’ esponente del Partito Rosso, la formazione erede del Partito Comunista, ha approfittato dell’occasione per esporre, kefiah al collo, un attacco a Israele. I timori per la sicurezza, invece, hanno imposto la cancellazione dell’evento a Stoccolma.

A Malmö, la situazione nelle scuole è molto seria secondo l’assessora all’istruzione Sara Wettergren (Liberali): «Ogni conflitto fra Israele e Palestina finisce direttamente nelle classi: alcuni celebrano Hitler, fanno il saluto nazista, sostengono che la Shoah non sia mai avvenuta». Nella stessa città, la coordinatrice cittadina dei Giovani Ebrei, Mira Kelber, ha riferito di essere una delle pochissime persone a esporre simboli ebraici, come la catenina con la Stella di David che porta al collo.

Il giovane attivista ebreo Daniel Poohl ha riferito di temere la diffusione di odio religioso attraverso le piattaforme social: «Il flusso dei miei canali social è pieno di messaggi di odio antisemita e islamofobo: l’algoritmo ha capito che sono una persona interessata al conflitto e mi propone tutto il contenuto disponibile, senza nessun tipo di filtro».

Un raggio di speranza arriva da una manifestazione organizzata congiuntamente dall’ebreo Aron Tendler e il palestinese Bassem Nasr, che hanno invitato la cittadinanza ad accendere una serie di candele nella piazza principale della città per onorare la memoria delle vittime civili indipendentemente dalla loro origine.

(Menschen in den Fenstern bejubeln Führer und Reichskanzler Adolf Hitler bei seinem Besuch in Asch im Sudetenland, Deutschland 1930er Jahre. Foto ist NACHTRÄGLICH koloriert, das Original ist in s/w // People cheering to Fuehrer and chancellor Adolf Hitler out of their windows visiting the city of Asch in Sudetenland county, Germany 1930s. Vermutlich 1938, Bilddok)

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