di Danielle K. Kilgo, The Conversation, Regno Unito (Traduzione di Giusy Muzzopappa)
Il 25 maggio, mentre George Perry Floyd soffocava sotto il peso del ginocchio di un agente di polizia a Minneapolis, una ragazza è riuscita a mantenere il suo cellulare abbastanza fermo da cogliere i suoi ultimi istanti di vita.
Il video che ha pubblicato online si è diffuso rapidamente.
Quello che è successo dopo ha ricordato tante altre scene viste nelle città americane dopo casi di presunte violenze della polizia. A Minneapolis e nel resto degli Stati Uniti sono state organizzate veglie e proteste per chiedere che la polizia risponda delle sue azioni. Mentre inquirenti e poliziotti invitavano alla calma, in alcuni casi le proteste sono degenerate e nel giro di poco tempo i notiziari hanno cominciato a trasmettere immagini di atti vandalici e di poliziotti in tenuta antisommossa.
Le posizioni dell’opinione pubblica sulle proteste e sui movimenti sociali che ci sono dietro sono in larga misura plasmate da ciò che le persone leggono o vedono sui mezzi d’informazione. Questo conferisce ai giornalisti un enorme potere nell’orientare il racconto di una manifestazione.
Possono sottolineare la distruzione provocata dalle proteste o ripetere fino allo sfinimento i messaggi velatamente razzisti dei politici che definiscono “teppisti” i manifestanti. Ma possono anche ricordare all’opinione pubblica che al centro delle proteste c’è l’ingiusto assassinio di un nero disarmato … leggi tutto
