La politica per Hannah Arendt – la politica pura, autentica - sfida, quando emerge come eccezione inattesa e imprevedibile di libertà e pensiero, il piano di immanenza di una ontologia rassegnata alle dinamiche e alla corrente di un “essere” indecifrabile e vissuto come destino.
Si contrappone, in tal senso, agli sviluppi di un “politico” – termine neutro ma non neutrale – inteso come conflitto perenne, come origine ostile e fine tragica di una contrapposizione – quella amico/nemico – indirizzata ad avere “naturalmente” la prima e l’ultima parola nell’agone pubblico.
La politica, invece, intesa propriamente dalla Arendt come nuovo inizio autonomo, è un progetto che supera il conflitto, è un diritto che lo giuridifica, un pensiero resistente che, interrompendo lo scorrimento ordinario/biologico – la banalità del male -, tenta di fissare, sempre provvisoriamente, i tratti durevoli di una istituzione, di una forma organizzata nella libertà e non (s)fondata sulla violenza, magari sulla violenza sovrana … leggi tutto
