di Gianni Mura
dossier Georges Brassens
Più antiistituzionale che anarchico. Ma con forza e senza equivoci, scegliendo di stare dalla parte degli emarginati, dei “cattivi soggetti” pentiti e no, delle puttane, dei morti di fame. E di dargli il cuore e i versi, la musica.
Georges Brassens, anarchico. Va be’, l’ha detto anche lui cercando una definizione spiritosa: “Sono talmente anarchico che attraverso la strada sul passaggio pedonale pur di non dover discutere con un flic (poliziotto, n.d.r.)”. A mio parere Léo Ferré è stato più anarchico di Brassens, più apertamente e profondamente anarchico, com’è accaduto ad altri mandati in collegi religiosi. Qui non intendo dare patenti, certificati di appartenenza o altro.
L’etilometro esiste, l’anarcometro no, che io sappia. Allora conviene ripercorrere alcuni momenti della vita di Brassens, per capire la sua allergia alle istituzioni, a cominciare da Dio, Patria, Famiglia, là dove Dio sta anche per Chiesa e preti, monache e sacramenti, Patria per esercito, divise, polizia, giudici, Famiglia per fidanzamenti, matrimoni, figli. Val la pena di ricordare che una delle più belle canzoni di Brassens è “La non demande en mariage” … leggi tutto
