Si vergogna Edith Bruck, scrittrice, poetessa, sopravvissuta alla Shoah, per i crimini che il governo di Israele sta commettendo a Gaza.
Si vergogna e chiede di riconoscere la Palestina ma anche di lottare tutti per una pace vera, senza schierarsi solo per la Palestina come le sembra che stia accadendo.
Oltre un milione di giovani arrivati da tutto il mondo. Che impressione le ha fatto?
«Mi è sembrata una cosa pazzesca, impressionante, hanno risposto a una chiamata in un momento così caotico per il mondo. È quasi un miracolo che siano qui da tante nazionalità diverse. Sarebbe bello poter fare anche qualcosa di più con loro».
Che cosa?
«Parlare di convivenza, di pace, senza riferimenti strettamente religiosi. Ma soprattutto sarebbe bello se quei giovani che scendono in piazza per il Giubileo facessero lo stesso anche per la pace. La pace riguarda tutti non solo gli ebrei o i palestinesi».
Ci sono state tante manifestazioni per la pace in questi due anni e hanno partecipato tanti giovani.
«I giovani che vanno in piazza sono tutti con la Palestina e manifestano contro Israele. Io vorrei che, invece, protestassero per la pace vera, senza schierarsi, senza sostenere solo una parte».
Ai giovani riuniti per il Giubileo Papa Leone XIV ha chiesto di essere testimoni di pace e ha spiegato che un mondo di pace è possibile. Mettere fine alle guerre è quello che il Pontefice ripete fin dal suo insediamento. Lei pensa che possa avere un ruolo nel portare la pace?
«Io sono molto legata a Papa Francesco che è venuto a casa, mi ha chiesto perdono per la Shoah a nome dell’umanità. Per me è difficile ora poter esprimere un giudizio sul nuovo Pontefice che non conosco. Credo, però, che se non è riuscito a fare nulla Papa Francesco difficilmente possa fare qualcosa Papa Leone XIV. Dobbiamo noi tutti fare qualcosa perché quello che sta accadendo riguarda tutti, riguarda la civiltà».
Lo scrittore israeliano David Grossman, in un’intervista a la Repubblica, ha usato per la prima volta la parola genocidio per descrivere quello che sta compiendo il governo israeliano nella striscia di Gaza. È d’accordo?
«Non sono d’accordo. Sono contro chiunque usi la parola genocidio per definire quello che sta accadendo oggi. Purtroppo anche Papa Francesco ha usato questo termine, ormai solo io continuo a oppormi ma io l’ho vissuto e posso dirlo: il genocidio compiuto dai nazisti è completamente diverso».
In che cosa?
«Quello era stato pianificato freddamente, a tavolino, da medici, scienziati, architetti che avevano studiato come agire. Questo è un massacro spaventoso ma parlare di genocidio significa sminuire il valore di questa parola e di quello che era accaduto con i nazisti. Non bisogna fare confusione, non bisogna banalizzare. Con questo non voglio diminuire il dramma che si vive ogni giorno nella Striscia di Gaza, non voglio affermare che sia banale ma si tratta di due drammi molto diversi».
Eppure, anche in questo caso c’è una pianificazione. Che cosa pensa quando sente le cifre delle persone che ogni giorno muoiono a Gaza? Spesso sono persone che muoiono di fame o mentre stanno ricevendo il poco cibo che viene distribuito.
«Penso che sta accadendo una tragedia terribile, che deve finire al più presto. Mi vergogno, mi sembra inconcepibile e mi dispiace che si sia arrivati fino a questo punto».
Anche gli ex vertici dei servizi segreti, della polizia e dell’esercito israeliano hanno preso le distanze dalla guerra condotta dal governo israeliano.
«Il governo di Israele non si rende conto del danno che sta provocando agli ebrei che vivono in tutto il mondo. Stanno facendo qualcosa di mostruoso che ha scatenato una nuova ondata di antisemitismo. Non si era mai spento del tutto l’antisemitismo ma ora è uno tsunami che colpisce noi. È sempre stato così, fin da quando ero bambina ho sentito gli ebrei giudicati nel loro insieme. Non ci si rende conto che non tutti invece pensano la stessa cosa, ognuno di noi ha le proprie idee, come in tutti i popoli».
Francia, Regno Unito e Germania hanno annunciato di voler riconoscere la Palestina come Stato. È d’accordo?
«Io credo che il governo di Israele dovrebbe lasciare i territori della Cisgiordania ai palestinesi e che ci debba essere il riconoscimento dello stato palestinese prima o poi altrimenti non ci sarà mai fine a questo odio, a questa violenza. L’unica strada da percorrere per uscire da questo orrore è che ci siano due Stati e due popoli che convivono in pace. La pace di cui parlo io, però, deve essere una pace che consenta davvero ai due Stati di convivere. Non mi sembra che sia quello che vogliono quelli che ora manifestano, invece».
A che cosa si riferisce?
«Alle manifestazioni dei giovani che sono schierati per la Palestina e contro Israele ma anche a prese di posizione di istituzioni come il Comune di Bologna che espone la bandiera di Israele. Non è onesto, questo non è volere la pace ma prendere le parti per qualcuno. Bisognerebbe esporre la bandiera palestinese e accanto quella israeliana se si è a favore della soluzione due popoli, due Stati» .
Sarebbe più semplice schierarsi con Israele se non avvenissero ogni giorno episodi di violazione del diritto internazionale come la visita di due giorni del ministro Ben Gvir alla spianata delle Moschee a Gerusalemme affermando di avervi pregato e contravvenendo alle regole che disciplinano uno dei siti più delicati del Medio Oriente.
«Quelle sono provocazioni idiote. E la cosa più incredibile sono i religiosi che le sostengono. Chi crede – a qualunque fede appartenga – non può commettere gesti come questi. Invece, in nome della fede, continuano ad ammazzare le persone».

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