Ai lavoratori indeboliti dal liberismo han detto che era «colpa loro» e poi che era «colpa degli altri», spingendo la rabbia verso il basso per evitare andasse in alto. Ora ne va mutato l'immaginario senza appiattirlo su bei tempi mai esistiti
È appena uscito in traduzione italiana un libro importante, un’antologia di scritti «politici» di Mark Fisher, Il nostro desiderio è senza nome. Scritti politici. K-Punk / 1 (Minimum Fax, traduzione di Vincenzo Perna). Uso le virgolette per l’aggettivo politico perché tutta l’opera di Fisher è politica, anche quando si occupa di musica, di cinema o di letteratura. La considero una delle uscite più interessanti di questo autore dopo Realismo capitalista, tradotto in italiano da Valerio Mattioli per Nero nel 2018.
Quelle che propongo di seguito sono righe che costituiscono al tempo stesso degli appunti di lettura del saggio di Fisher e una parafrasi del suo pensiero. Una parafrasi che spinge le riflessioni dell’autore su ambiti di mio interesse, forse oltre l’intenzionalità dell’autore stesso. Con questo non voglio circoscrivere le suggestioni che si possono trarre da questa raccolta … leggi tutto
