di Francesca Rigotti, Davide Sisto, Luigi Zoja
Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.
Francesca Rigotti, filosofa
1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.
La pandemia ha prodotto ovunque un immenso ricorso agli strumenti hightech, oltre che biotech. Ora, si sarebbe immaginato anche soltanto negli anni ’90 di chiudere in casa tanta gente (non tutta: la società è stata spaccata in due: chi doveva/poteva lavorare e comandare e chi no, mentre i bambini sono stati privati di diritti essenziali)? Ci sarebbero state queste chiusure se non ci fosse stata Internet?
Se non si fosse pensato: “Faranno il telelavoro, giocheranno e forse seguiranno le lezioni con smartphone e tablet, passeranno la giornata dietro alle notizie o visitando siti online di musei, ascoltando musica, scambiandosi notizie sul nulla”? Penso di no. L’esistenza di Internet ha giustificato e permesso l’arresto domiciliare e impedito di pensare ad altre misure; e questi strumenti continueranno a imperversare portando danni all’istruzione, limitando la privacy, intensificando i controlli.
A ogni crisi recente abbiamo assistito alla recrudescenza di queste misure. Qualche aspetto positivo ci sarà, se il telelavoro permetterà di non doversi più spostare ogni giorno. Temo di più comunque gli effetti negativi che si adotteranno, ricorrendo alle nuove tecnologie, per sorvegliare e risparmiare (sull’istruzione e sulla sanità, dove altrimenti?) … leggi tutto
