di Alessandro Giberti
Quali sono i limiti della satira?
Quante volte abbiamo sentito questa domanda? Ecco se siamo ancora qui a farcela qualcosa deve essere andato storto. Non sono bastati tutti i “Je suis Charlie” di questo mondo evidentemente.
La comunicazione è piena di gente che si appunta la medaglia, non capisce di che cosa si stia parlando però fa figo quindi aderisce, e poi alla prima occasione si infila nel tunnel della suscettibilità del proprio ombelico e tanti saluti al principio generale. Per essere sintetici: si parla – e si è sempre parlato – di libertà di espressione. Ovviamente non è tutto qui, è molto più complesso di così, ma è bene conoscere il punto d’origine. Il caso dello Sgargabonzi, cioè il caso di Alessandro Gori, è una vicenda triste ed estremamente grave.
Oggi è cominciato un processo penale a suo carico. Questo significa che in caso di condanna Gori potrebbe finire addirittura in carcere. Per una battuta. E non stiamo qui a chiederci se la battuta è buona o meno; se la signora Maggio ha capito il contesto o meno – è ovvio che non l’abbia capito ma non è certo lei che deve capirlo. Non è questo il punto.
La rilevanza del caso Sgargabonzi apre anche un dibattito che noi abbiamo cercato qui di alimentare attraverso il contributo di comici e scrittori satirici che appoggiano Gori in questa assurda vicenda ma al contempo ci aiutano a inquadrare lo stato della comicità e della satira in Italia in riferimento al tempo presente, ai contesti vigenti, alla sovrapposizione di ambiti e luoghi deputati all’esercizio di questa funzione necessaria alla salute democratica di un Paese.
Un processo penale a un comico per l’utilizzo del proprio strumento di lavoro, cioè il linguaggio, non può passare sotto silenzio. Non è un affare secondario. È una follia giuridica e una grande perdita di tempo … leggi tutto
