di Dario Di Vico
Cgil e Uil chiederanno ai lavoratori di fermarsi
mentre l’attenzione del Paese è concentrata sui vaccini e si attende il voto per il successore di Sergio Mattarella
Toccherà ai più sofisticati studiosi della modernità controversa tentare di classificare questo strano sciopero perché-non-c’è-abbastanza visto che a noi comuni mortali la dichiarazione di Maurizio Landini e Pier Paolo Bombardieri ha lasciato di stucco. Nella tradizione del sindacalismo italiano la scelta di indire uno sciopero generale non è stata mai presa a cuor leggero tanto che dalla fine dagli anni 80 a oggi se ne contano attorno a 15.
Eppure i segretari generali di Cgil e Uil hanno voluto giocare questa carta, hanno accettato scientemente di spaccare l’unità sindacale senza che fosse nato un vero casus belli. Sulle pensioni, infatti, è previsto un tavolo di negoziato, sugli ammortizzatori sociali il governo ha messo soldi e la discussione è ancora aperta, sulla precarietà proprio in questi giorni si è venuto a conoscenza di una direttiva europea sulla gig economy molto favorevole alle tesi sindacali, e sulla riforma della tassazione il governo Draghi, dopo tanto tempo, è intervenuto ridisegnando le aliquote.
Concedendo così alla fascia di reddito tra i 30 e i 35 mila euro «una riduzione che vale alla stregua di un raddoppio della tranche contrattuale», come ha messo in evidenza il segretario della Fim-Cisl, Roberto Benaglia.
Senza quindi avere in mano una piattaforma chiara e incisiva, e comunque rapportata alla gravità della decisione presa, la grande Cgil e la piccola Uil chiederanno ai lavoratori di incrociare le braccia mentre l’attenzione del Paese è concentrata sulla nuova campagna di vaccinazione e mentre il mondo politico attende con ansia crescente il voto per designare il successore di Sergio Mattarella.
Anche il timing, dunque, congiura contro la decisione di Landini e Bombardieri che di conseguenza appare corroborata da una sola motivazione: sciopero ergo sum. Si tratta di una scelta tesa a difendere i presunti diritti (di veto) delle organizzazioni, non a tutelare le persone. La salvaguardia della macchina sindacale con i suoi riti e le sue contraddizioni prevale e due delle tre unions italiane non fanno altro che scegliere la strada percorsa in passato dai partiti.
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