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il 13 Marzo 2026

Carte d’identità false a Ferrara: microchip rimossi e rivenduti (lanuovaferrara.it)

di Annarita Bova

C’è chi li vende, chi li ruba e chi cerca 
di “annullarli”. 

Esiste un vero e proprio mercato nero di scambio

Decine di carte di identità false. O meglio, senza il chip. Le operazioni portate avanti nelle ultime settimane dalle forze dell’ordine, soprattutto sul litorale ferrarese, mostrano un fenomeno decisamente strano, che merita attenzione e approfondimenti.

Indubbiamente i documenti vengono falsificati da sempre, con furti di timbri e cartoncini negli uffici anagrafe dei Comuni che sono rimasti nella memoria. Ma questa volta le risposte non sono così immediate.

Facile intuire a cosa possa servire una falsa identità per chi vuole delinquere, come anche per i minorenni che vogliono entrare nei locali (e di grattacapi in questo senso i gestori dei Bagni al mare ne hanno avuti tanti). Oppure per coloro che per svariate ragioni non possono esibire un proprio documento per portare a termine determinate operazioni. Più difficile comprendere, invece, il perché viene tolto il chip dalla tessera digitale, sulla quale restano comunque indicate le generalità della persona che la esibisce.

La vendita

Intanto cerchiamo di capire cosa è il chip e a cosa serve. Il microchip contactless (senza contatto) integrato nel documento rende la Carta d’identità elettronica (Cie) uno strumento unico e sicuro per la verifica dell’identità del titolare e per l’accesso ai servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese.

All’interno del microchip sono memorizzati in maniera sicura i dati personali e biometrici del titolare (foto e impronte digitali) e le informazioni che ne consentono l’identificazione online. Questi dati, ad eccezione delle impronte digitali, possono essere letti dalla Cie semplicemente con un computer a cui è collegato un lettore di smartcard contactless o con uno smartphone dotato di interfaccia Nfc (Near field communication).

Le informazioni relative a dati sensibili, inclusi quelli ottenuti tramite furto di identità e clonazione di documenti, sono regolarmente oggetto di commercio illegale sul dark web. E la richiesta di chip è dunque tanta e in continua crescita. Da qui un prima risposta: c’è un mercato nero dei chip.

E a qualcuno “guadagnare” anche solo un centinaio di euro pare possa far comodo non curandosi delle (pesanti) conseguenze. Questo spiegherebbe l’assenza dei chip su carte di identità che effettivamente appartengono a chi le esibisce. I microchip asportati vengono poi utilizzati per clonare altre carte o semplicemente per essere utilizzati per servizi digitali.

Le paure

Un altro aspetto emerso è, volendo, ancora più assurdo. C’è infatti chi pensa che la sua vita privata possa essere “violata” dal microchip, con la convinzione che si possano “tracciare” le persone grazie alla carta di identità. Basta fare un viaggio in rete per imbattersi in tutorial che spiegano passo dopo passo i trucchi per “non cadere in questa rete”. Youtuber suggeriscono di “cuocere” nel microonde il chip della Carta di identità elettronica e altri appunto di rimuoverlo.

Leggere alcuni commenti ai video chiarisce come molti arrivino a pensare, solo per fare un esempio, che possa essere possibile un tracciamento della posizione. Ovviamente è un falso che le carte di identità (come anche quelle di credito) contengano un sistema che possa rrivare a questo. In realtà è molto più facile essere localizzati se si ha un cellulare in tasca. Resta comunque da capire cosa sta succedendo. Riuscire ad orientarsi nei meandri del dark web non è da tutti.

Al momento il numero di persone fermate e trovate con il documento non in regola è alto soprattutto nel Basso Ferrarese e questo farebbe pensare alla presenza di un basista (ma anche più di uno) in zona. Non è parallelamente esclusa una sorta di psicosi, un passaparola che porta le persone alla rimozione o alla manomissione del chip.

La rimozione compromette l’integrità del documento, lo rende non conforme alla legge e ne azzera le garanzie di sicurezza. Per questo l’asportazione del chip ha con conseguenze penali: la carta diventa inidonea all’identificazione certa e può facilitare tentativi di frode, sostituzione di persona o duplicazione illecita dei supporti.

Può essere inoltre l’occasione per ricordare che a partire dal 3 agosto di quest’anno le carte d’identità in formato cartaceo cesseranno definitivamente la loro validità, anche qualora riportino una data di scadenza successiva. Da tale data, il documento cartaceo non potrà più essere utilizzato né sul territorio nazionale né ai fini dell’espatrio.

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