Buon Dies Natalis Solis Invicti (not.neroeditions.com)
L’unico modo per obliterare una religione in declino è di sostituirla con un’altra ancora più decadente e putrida
Qualcosa, nell’idea del Sole, mi evoca una serie di emozioni dolorose e difficili da descrivere. Il sole è un’esperienza primaria, ancestrale come il freddo e la fame. Per questo è anche un’esperienza in qualche modo indivisibile, impossibile da scomporre e ricomporre. Si manifesta tutta intera, compatta e fiammeggiante.
Forse il sole è un grido perpetuo di agonia. Questo lo dico senza retorica, come un’evidenza empirica che mi travolge ogni volta che alzo lo sguardo al cielo. Dopo essere stati sufficientemente abbagliati si esperisce l’Universo nella forma di un perpetuo massacro.
Nell’Impero Romano in declino, tra la metà del secondo secolo e il terzo secolo dopo Cristo, si impose in modo prevalente un culto del Sole nella figura di una divinità nota come Deus Sol Invictus Elagabal. Per quanto vi siano evidenze di un culto del sole italico ancestrale, presente fin dagli albori di Roma, Sol Invictus era, in realtà, una divinità orientale, che aveva trovato la sua culla nella fiorente città siriana di Emesa.
Il suo culto, tra l’altro, presenta numerose sovrapposizioni con il culto di Mitra, un’altra divinità associata all’iconografia solare, che, secondo diversi studiosi, ha a sua volta le proprie origini nella Persia antica … leggi tutto
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