Brevetti, rischioso intervenire considerandoli «beni comuni» (corriere.it)
di Stefano Passigli
Contro la pandemia si deve puntare all’immunizzazione,
ma la ricerca richiede investimenti enormi: colpirne i ricavi potrebbe disincentivare le industrie farmaceutiche più avanzate
Nel mondo i morti da Covid-19 registrano nuovi massimi. Nuove nazioni si aggiungono alla lista della pandemia. Nuove varianti si manifestano, di diversa contagiosità e letalità, contro le quali gli attuali vaccini forse non hanno la stessa efficacia che hanno contro il ceppo originario. In attesa di valide terapie, le sole risposte restano secondo la scienza vaccinazioni e lockdown.
Contro la pandemia sono in campo le grandi società farmaceutiche — spregiativamente chiamate Big Pharma — e gli Stati. Big Pharma la sua parte l’ha fatta: la sua capacità di ricerca ci ha dato vaccini efficaci in tempi brevissimi, senza precedenti nella storia della ricerca. L’azione degli Stati ha avuto invece risultati diversi: hanno fatto meglio quelli che negli anni hanno investito maggiori risorse in istruzione e ricerca, e che hanno quindi industrie farmaceutiche più innovative.
Molto naturalmente è stato dovuto alla qualità delle rispettive classi politiche: il caso degli Stati Uniti, con la diversa impostazione data alla lotta contro il virus da Biden rispetto a Trump, lo dimostra, ma — come in ogni guerra — la variabile fondamentale è la capacità produttiva di un Paese e la qualità della sua amministrazione pubblica. Inutile quindi, nel caso italiano, affannarsi a ricercare meriti e demeriti di questo o quel governo o commissario: è quanto un Paese ha investito in ricerca, quanto la sua struttura amministrativa è in grado di rispondere prontamente a sollecitazioni eccezionali, e infine quanto i suoi cittadini hanno fiducia nella cultura scientifica a fare la differenza … leggi tutto
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