Bataille Renaissance (singola.net)

di Niccolò De Mojana

La morte degli Dei e l'ultimo uomo. 

Un percorso da Georges Bataille a Nick Land e ritorno.

Se Dio è morto, è stato perché era troppo in buona salute; perché aveva perduto il contatto con l’intrinseca infirmitas dell’archetipo.

A partire da questa breve, enigmatica affermazione di James Hillman tratta dal saggio Ananke e Atena. La necessità della psicologia anormale, proveremo qui a entrare all’interno del complesso sistema di pensiero di Georges Bataille, per poi eseguire un salto carpiato e atterrare nel futuro immaginato da uno dei discepoli più controversi del filosofo francese, l’inglese Nick Land.

Un percorso, questo, che tenterà di chiarire il legame tra le teorie sull’utile di Bataille e la visione accelerazionista, mostrando il loro obiettivo finale: indicare una via di fuga dal nichilismo occidentale, dalla “morte di Dio” evocata da Nietzsche.

Che cosa, dunque, intendeva dire Hillman? All’inizio del saggio, lo psicologo statunitense muove la propria riflessione dalla celebre sentenza di Jung: “Gli Dei sono diventati malattie”. Afferma quindi che le origini dei nostri malesseri e delle nostre malattie psichiche siano da ricercare innanzitutto nel rapporto che intratteniamo con gli archetipi mitologici della tradizione.

Gli Dei, scrive Hillman, sono essi stessi patologizzati: le figure del mito litigano, imbrogliano, hanno ossessioni sessuali, consumano vendette, uccidono. Queste rappresentazioni anormali delle divinità hanno una duplice origine: da un lato, l’uomo proietta negli Dei i propri difetti e le proprie paure, dall’altro gli stessi miti influenzano il mondo secolare rivelandogli il potenziale destino che lo attende.

Ne consegue che l’uomo potrà sentirsi in armonia con il regno degli archetipi non tanto (non solo?) attraverso la ricerca della santità morale ma anche percependo profondamente i propri tormenti e le proprie ossessioni: “Le nostre anormalità rispecchiano le anormalità originarie degli Dei, le quali vengono prima delle nostre, rendendo le nostre possibili”.

Chiarito questo punto, possiamo ora intendere meglio la frase citata all’inizio. Il Dio cristiano muore nel momento in cui l’uomo occidentale vuole concepirlo come privo di anormalità e di difetti: nel tentativo di idealizzarlo come un essere perfetto, lo azzera, lo nientifica, lo uccide … leggi tutto

 (David Monje)

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