Autostrade, aspettando i dettagli. Passo vero fuori dalla trappola (avvenire.it)
di Leonardo Becchetti
L’epilogo del braccio di forza tra il governo e Autostrade rappresenta uno dei pochi casi nei quali l’attore pubblico ha avuto abbastanza coraggio e forza per uscire dalla logica della 'cattura del regolatore',
una patologia ben nota e quasi inevitabile per la letteratura scientifica di economia industriale nei rapporti di concessione tra autorità pubblica e gestore privato dell’infrastruttura. Di solito si parte con la migliore delle intenzioni. Il contratto di concessione impegna il gestore privato a realizzare gli investimenti di manutenzione necessaria in cambio di una tariffa che dovrebbe rappresentare il giusto mezzo tra interesse degli utenti (gli automobilisti che pagano i pedaggi in autostrada) e profitti del gestore stesso.
Poi le cose lentamente, quasi per inerzia, scivolano verso la ‘cattura’. I politici per motivi vari e diversi diventano accomodanti nei confronti del concessionario che non manca di solito di potere economico, capacità di lobbying e persuasione.
Si finisce con ritorni del capitale molto elevati per il gestore, tariffe elevate per il consumatore e investimenti in manutenzione non all’altezza delle necessità e delle aspettative. Come ricordato recentemente in un’analisi di Giorgio Ragazzi (in un pezzo scritto nel 2018 ma che consigliamo di leggere oggi QUI L’ANALISI), nel 2017 autostrade per l’Italia (Aspi) ha incassato 6 miliardi di profitti dai pedaggi autostradali facendo investimenti per meno di un miliardo, realizzando un margine operativo di 2.450 milioni e investendone nella rete solo 517 … leggi tutto
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