L’assedio del villaggio ucraino Huliaipole e la storia dell’eroe Nestor Makhno (ilfoglio.it)

di Adriano Sofri

Piccola Posta

Da qualche giorno le cronache dal fronte dell’oblast’ di Zaporizhia dicono della caduta, intera o a metà, del villaggio di frontiera dove è nato Makhno.

L’uomo che mise in piedi un esperimento senza precedenti di autogoverno collettivo contadino, la Machnovščyna, e che tenne testa a Lenin

Mentre a Pokrovsk continua una incredibile resistenza, dal 27 dicembre le cronache dal fronte dell’oblast’ di Zaporizhia dicono della caduta, intera o a metà, di Huliaipole, il villaggio di frontiera che contava 12 mila abitanti prima dell’invasione. A nemmeno cento km dal capoluogo, Huliaipole da quattro anni si trova sotto il fuoco russo.

Lunedì il portavoce del Comando meridionale ucraino ha detto che non esiste più una linea del fronte, che l’intero spazio non è che un ininterrotto campo di battaglia. Gruppi di combattenti si fronteggiano dalle rovine di edifici dirimpettai, fino al corpo a corpo. Anche qui gioca per i russi la superiorità numerica, a un costo quotidiano di centinaia di morti e feriti.

Chi ebbe una gioventù rivoluzionista conserva nella memoria nomi già leggendari, uno è quello di Nestor Makhno. Succede di ricordarlo dal fondo della parabola, a Parigi, povero, tisico, bevitore, calzolaio – zoppicante era stato da tempo, per una pallottola. Vi morì poco più che quarantenne, nel 1934. Era nato a Huliaipole, che dalla sua epopea avrebbe preso per un po’ il nome di Makhnograd. Cosacco, bambino pastore, contadino povero, ribelle. Era piccolo, un metro e 65, bello, fotogenico.

A vent’anni era stato condannato a morte da un tribunale zarista, ebbe la pena commutata in ergastolo, il carcere fu la sua scuola di anarchia, uscì con la rivoluzione del febbraio ‘17. Due suoi fratelli furono uccisi dagli occupanti austrotedeschi. 

Tra il 1918 e il 1921 arrivò a radunare un esercito di molte decine di migliaia di combattenti contadini e operai, e tenne in scacco una sequela di armate successive: gli austro-ungarici dopo Brest-Litovsk, i Russi Bianchi di Denikin, i bolscevichi…

Mise in piedi un esperimento senza precedenti di autogoverno collettivo contadino, la Machnovščyna, che entusiasmò Errico Malatesta.

Incontrò Lenin e gli tenne testa: “I vostri gruppi restano lontani dalle strade e non combattono nelle campagne, come potete pensare che i villaggi vi sostengano? Non li vedono mai. Lenin si mise a ridere: voi anarchici scrivete e pensate al futuro, siete incapaci di pensare al presente. Risposi che ero un contadino illetterato, ma posso dirvi, compagno Lenin, che in Ucraina, nella Russia del Sud, come dite voi Bolscevichi, noi siamo immersi nel presente ed è attraverso di esso che cerchiamo di avvicinarci al futuro, al quale, è vero, noi pensiamo. E noi pensiamo molto seriamente”.

Dei Rossi fu alleato sospettoso e sospettato e infine nemico, finché fu sconfitto dall’Armata Rossa ed esiliato in Francia.

Machno è sepolto al Père Lachaise. A Huliaipole sono sepolti i suoi genitori, i fratelli e i nipoti. Nel 2009, a Ucraina indipendente, gli eressero una statua: seduto, a grandezza naturale, il piede sulla cassetta di munizioni, un mauser in una mano, una sciabola nell’altra.

Cemento ricoperto di una vernice di similoro rosso, molto kitsch, riprodotta in altri punti della città e in miniatura nei banchetti destinati ai turisti politici. Si capisce che per le truppe di Putin il boccone sia ghiotto. 

Nel 1922 andai a Zaporizhia, non trovai nessuno disposto ad accompagnarmi a Huliaipole, in quei giorni era troppo rischiosa. Ma ne trovai le tracce dappertutto. A Dnipro soggiornai nella stanza dell’albergo Astoria che era stata sua, a un secondo piano cui arrivava, si assicura, senza smontare da cavallo.

Stanza decaduta e scomoda, ascensore guasto, ma sulla facciata c’è ancora una targa di marmo nero come quelle di cimitero col ritratto, e dice che nel 1919 Machno è stato lì e ha lottato per la libertà.

(Ansa)

Altra beffa per Putin, Kapustin è vivo e l’Ucraina ha incassato la taglia (linkiesta.it)

Scherzi a parte

L’Intelligence di Kyjiv ha fatto credere ai servizi di Mosca che il capo del Corpo dei Volontari Russi fosse morto in battaglia e ha ritirato i 500.000 dollari promessi per il suo assassinio, l’operazione svelata su Telegram da Budanov: «Bentornato alla vita»

Denis Kapustin, il comandante del Corpo dei Volontari Russi (RDK) non è morto in combattimento e, per quanto sia molto discutibile la sua figura, vive e lotta ancora al fianco degli ucraini.

«Una risata vi seppellirà» avrebbe detto Michail Bakunin, guarda caso russo anche lui. O per essere più vicini ai contemporanei: «Sorridete, siete su Scherzi a parte». Di certo, l’ultima operazione architettata da Kyrylo Budanov è una beffa amarissima per i servizi segreti di Vladimir Putin. A renderla nota è stato lo stesso capo dell’Intelligence militare ucraina (Hur), collegandosi in video su Telegram con Kapustin e il comandante dell’unità speciale Timur che ha gestito sul campo la sua momentanea scomparsa.

«Bentornato alla vita» lo ha accolto Budanov, non senza una buona dose d’ironia, soprattutto perché la messa in scena ha fruttato i 500.000 dollari della taglia che la Russia aveva messo sulla testa di Kapustin e che gli uomini di Budanov si sono precipitati a incassare.

Il 27 dicembre era giunta la notizia che White Rex, questo il nome di battaglia di Kapustin, fosse stato colpito e ucciso da un drone sul fronte di Zaporizhzhia. «La scorsa notte, il nostro comandante è morto eroicamente mentre svolgeva una missione di combattimento», aveva comunicato il Corpo dei Volontari Russi, una delle milizie anti-Cremlino che si è unita agli ucraini e da lui fondata nell’estate del 2022, rimandando ai giorni successivi i particolari sulle dinamiche ancora poco chiare.

Si trattava, con tutta evidenza, di trarre in inganno i russi, fornendo loro false informazioni in cambio della taglia. «Prima di tutto, signor Denis, congratulazioni per il suo ritorno in vita. È sempre un piacere. Sono contento che il denaro stanziato per il suo assassinio sia stato utilizzato per sostenere la nostra lotta» ha proseguito Budanov su Telegram, mentre Kapustin ha aggiunto che la sua assenza temporanea non ha influito «sulla qualità o sul successo delle missioni di combattimento».

Kapustin è considerato da Putin un nemico personale e in patria è stato condannato all’ergastolo in contumacia. Il suo corpo di volontari ha partecipato a incursioni negli oblast di Belgorod e Kursk e Kapustin è ritenuto dai russi l’ideatore di un fallito attentato contro Konstantin Malofeev, fondatore del canale televisivo Tsargrad e uno dei principali sostenitori di Putin.

Kapustin, però – importante ricordarlo – è un nazista dichiarato, a suo tempo vicino agli ultras del CSKA, organizzatore di incontri MMA e produttore di abiti per militanti dell’estrema destra russa col marchio White Rex, oggi diventato il suo soprannome. All’indomani della sua finta morte, lo avevano ricordato così sul sito di CasaPound: «Essere un guerriero significa vivere per sempre. Onore a Denis “White Rex” Kapustin».

(L’annuncio su Telegram di Kyrylo Budanov / HUR)

Detenuto muore nel carcere di Alessandria, allarme sulle condizioni penitenziarie (ildubbio.news)

Ennesima tragedia

Il decesso nella notte al Cantiello e Gaeta. L’Osapp: «Sistema al collasso, servono interventi urgenti»

Un’altra morte in carcere si aggiunge al bilancio già drammatico delle strutture penitenziarie italiane. Nei giorni scorsi, un detenuto italiano ha perso la vita all’interno della carcere Cantiello e Gaeta, ad Alessandria.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe tentato di inalare gas mettendo la testa in un sacchetto di nylon e utilizzando una bomboletta di gas, comunemente impiegata per i fornellini da campeggio e purtroppo diffusa anche all’interno delle strutture penitenziarie. Il gesto ha avuto esiti fatali, nonostante il tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria e sanitario presente in istituto.

A rendere noto l’accaduto è stato l’Osapp, che in una nota ha collegato l’episodio a una situazione generale ormai fuori controllo. Il segretario generale Leo Beneduci parla senza mezzi termini di un sistema in crisi: «Le carceri italiane sono ormai al collasso. La mancanza di investimenti e di supporto organizzativo sta portando il sistema penitenziario verso una crisi irreversibile».

Secondo il sindacato, quanto accaduto ad Alessandria non è un fatto isolato ma l’ennesimo segnale di un disagio strutturale profondo. «È urgente intervenire per garantire la sicurezza degli operatori e dei detenuti, fermare la spirale di violenza e disorganizzazione e ripristinare l’efficacia del sistema penitenziario», sottolinea ancora Beneduci.

L’Osapp richiama inoltre il contesto in cui maturano episodi di questo tipo: sovraffollamento cronicocarenza di personalescarsità di risorse e condizioni di vita sempre più difficili all’interno degli istituti. «Le strutture penitenziarie, già da tempo in difficoltà, sono oggi teatro di situazioni sempre più critiche», si legge nella nota, che rilancia la richiesta di interventi immediati da parte delle istituzioni.

Detenuto muore nel carcere di Alessandria, allarme sulle condizioni penitenziarie

ANPI Bologna (Sinistra per l’Ucraina)

Riportiamo la dichiarazione di ANPI provinciale 
Bologna che condividiamo e che conforta tutti 
gli antifascisti.
Grazie quindi a chiunque in questo momento sa guardare in faccia la realtà e affrontare la deriva incredibile in cui una parte della sinistra è scivolata goffamente.

Grazie all’Anpi Bologna, grazie tutte quelle persone e compagni e compagne che non si arrendono alla propaganda guerrafondaia a partire da quella filorussa mascherata da pacifismo.

La lettera della Presidente Cocchi al presidente nazionale in merito all’iniziativa di Napoli.

Caro Presidente,

avremmo voluto questo Natale all’insegna della pace nel mondo ma ciò è ancora solo una speranza. Avremmo voluto anche pace e serenità in Anpi, ma questi giorni si sono caratterizzati da critiche molto severe nei nostri confronti da più parti, da persone autorevoli e rappresentative di una società civile che invoca Autorevolezza e non debolezze come quelle mostrate in questi giorni (e non solo) a Napoli.

Chiediamo con forza di essere più ascoltati, i territori rappresentano la parte più importante della nostra Associazione.

La reputazione, parola a me assai cara, la si conquista giorno dopo giorno e per la nostra Associazione siamo i portatori di questo valore, non solo nostro, perderlo basta un gesto, un attimo.

Ma ci sono gesti che a volte pagano di più di tante parole:primo l’umiltà di accogliere giudizi anche quando non sono positivi secondo il coraggio di cambiare rotta.

Scelte come il convegno di Napoli sono un danno enorme per la nostra reputazione che impone quindi un cambio di rotta.

Le dure critiche hanno esposto l’Anpi a un duro disprezzo che danneggia l’Associazione sul piano nazionale.

Crediamo pertanto sia necessario un Comitato nazionale urgente.

Cordialmente

Anna Cocchi Anpi Bologna

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "*A.N.P.I. V.P.I. A.N PROVINCIALE PROVINCIALEBOLOGN/ BOLOGNA"

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