Il fascino del putinismo è un’altra faccia dell’odio di sé dell’Occidente (linkiesta.it)

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Ultima chiamata

L’attrazione per il modello Putin affonda le radici in una crisi interna alle democrazie occidentali, dove milioni di cittadini non credono più nel diritto come fondamento dell’ordine politico

Domenica scorsa il Corriere della Sera ha intervistato Marat Bashirov, presentato come «il guru del Cremlino», cui è stato dato gentilmente modo, senza infastidirlo con domande impertinenti, di spiegare il Putin-pensiero con quello stile a cui il determinismo geopolitico ci ha ormai abituato: come se le relazioni tra i popoli e tra gli Stati, nelle loro premesse e conseguenze, fossero ragguagliabili a fenomeni fisici, ad esempio le maree e i terremoti, e fosse irrealistico e dunque vano provare a ostacolarne la forza o mutarne la direzione.

Ieri, per raddoppiare l’ospitalità, sempre il Corriere della Sera ha offerto libero spazio a Dmitrij Suslov, qualificato come «ascoltato consigliere del Cremlino», per precisare che Putin applica il principio della potenza russa con grande generosità nei confronti di Trump, rinunciando ad alcune pretese pur di liberarlo dall’impasse in cui finirebbe, se non ci fosse la pace e la Russia approfittasse del collasso dell’Ucraina e degli europei orfani del sostegno americano.

Quello che Bashirov chiama «il nuovo mondo dominato dalla forza» e che Suslov promette la Russia gestirà con inaspettata liberalità non è dunque solamente il mondo in cui la violenza ha preso il sopravvento sul diritto, e quindi legittima da sé le proprie pretese senza bisogno di giustificazioni esterne, ma è innanzitutto il mondo degli ex democratici convertiti, che si sono finalmente persuasi che qualunque ordine di diritto – quello a tutela dei singoli, come dei popoli – è artificiale e inefficiente, e gli interessi strategici che è possibile perseguire devono stare dentro, e non contro, la legge di gravità della realtà politica.

Le reazioni che l’invasione russa dell’Ucraina hanno suscitato nell’opinione pubblica europea – per non dire di quella italiana – sembrano confermare che l’infiltrazione ideologica del Putin-pensiero sia tale da pesare almeno quanto la minaccia di ritorsioni dirette, e che milioni e milioni di europei si siano convinti che lo stato di diritto, le garanzie costituzionali e la legalità internazionale non assicurino che un simulacro di libertà e di sovranità, e sia meglio scendere a patti con la violenza e riconoscerne i diritti, piuttosto che provare a fermare, con i fragili mezzi della politica, gli sfracelli e gli tsunami della storia.

Tutti i determinismi storici sono mitografie politiche, non teoremi scientifici, e questo non fa eccezione, come tutti quelli da cui deriva e che hanno appestato la storia degli ultimi due secoli.

Ma questo, più di tutti gli altri, si scontra con un’evidenza empirica talmente contraria che è evidente che non è creduto come si crede alla prova di una verità di fatto, ma come a un conforto per un desiderio o a un alimento per una speranza.

I putiniani di Occidente non credono che Putin abbia vinto o stia vincendo, ma sperano e fanno in modo che lo faccia, perché credono che la sua vittoria sarebbe provvidenziale non per la russificazione dell’Occidente, ma per la sua liberazione dalla tabe liberale.

Si può pensare davvero che questa epidemia di sfiducia nella democrazia, nel cuore stesso dell’Occidente democratico, nasca dal successo di modelli politici alternativi e che tra questi quello russo rifulga di particolare grandezza e felicità?

Si può davvero – qui ci vuole – realisticamente pensare che milioni di europei e occidentali, che godono delle più ampie libertà, di un consolidato benessere e delle migliori protezioni sociali della storia dell’umanità, muoiano di invidia per i fasti di un regime di guerra economicamente e socialmente fallito, che sopravvive grazie alla rendita energetica e conserva una centralità strategica solo grazie alla rendita nucleare, ma che in tre anni e più di guerra su vasta scala contro l’Ucraina ha occupato a mala pena il dodici per cento del territorio del Paese aggredito?

Non è più realistico pensare che gli europei, e tra questi massimamente gli italiani, non si siano innamorati della potenza russa e delle sue caratteristiche (della sua miseria, della sua disuguaglianza, dei suoi arbitri cleptocratici, della sua inclinazione omicidiaria), ma proprio dell’ideologia della potenza che la Russia contrabbanda per legittimare le sue pretese, malgrado la propria clamorosa e accertata debolezza, anche militare?

Quando Matteo Salvini diceva che avrebbe scambiato mezzo Putin con due Sergio Mattarella, identificava nel criminale del Cremlino il nuovo Alessandro Magno da seguire nelle sue clamorose imprese, o un sabotatore dell’ordine liberale, che Salvini stesso, e con lui tutta la Vandea sovranista del continente, aveva per vie del tutto autonome imparato a disprezzare?

Il putinismo europeo è una conseguenza dell’odio di sé degli europei, che la guerra ibrida di Mosca rafforza e consolida, ma che origina dalla decomposizione morale dell’homo democraticus.

È un fenomeno del tutto analogo, anche se apparentemente opposto, a quello che, dopo l’11 settembre 2001, ha portato un pezzo dell’Occidente a interpretare il nichilismo islamista come una vendetta meritata per le responsabilità dell’America e di tutto il mondo americano, o, dopo il 7 ottobre 2023, a scriminare il pogrom di Hamas come una conseguenza delle colpe storiche della cosiddetta entità sionista.

Il paradossale putinismo della destra americana, al di là dei ricatti e degli affari in cui Trump è impelagato in Russia da prima della sua elezione, da cosa origina, se non dalla comune guerra al globalismo liberale, che il sovranismo americano è stato educato a considerare, contro ogni evidenza, il principio della decadenza dell’America, e che è felicissimo di rottamare grazie al concorso del vecchio nemico russo?

I fochisti dell’odio e gli agenti del caos del Cremlino hanno compreso perfettamente questo meccanismo. Mi pare che lo abbiano capito assai meno bene quanti si ostinano a sdrammatizzare la penetrazione dell’odio anti-democratico nel corpo delle democrazie, e pensano sia preferibile troncare e sopire.

Più della minaccia della violenza russa, è il fascino del «mondo dominato dalla forza», di cui parlava Bashirov al Corriere, ad attirare nella rete russa le masse disorientate dai supposti fallimenti e tradimenti delle democrazie, e ad alimentare il culto dell’uomo forte come interprete diretto e infallibile dell’interesse collettivo del popolo.

A ben guardare, anche la forza della Russia al tavolo della spartizione dell’Ucraina con Trump è più una conseguenza che una causa di questa crescente disponibilità delle opinioni pubbliche occidentali ad accettare l’inaccettabile e rinnegare l’amicizia con la causa democratica ed europea degli ucraini.

La potenza militare della Russia è tutt’altro che irresistibile, ma è ingigantita dall’assenza di coraggio e consapevolezza, che impedisce all’Occidente di usare la propria forza, ancora soverchiante, e dal freno che milioni di cittadini democratici oppongono alla prospettiva di un impegno reale per la difesa della democrazia.

Winston Churchill resistette a Adolf Hitler non perché aveva i mezzi per farlo, ma perché aveva una ragione per farlo. Milioni e milioni di democratici, pur disponendo di tutti i mezzi necessari, pensano che resistere a Putin sia sbagliato, proprio perché non trovano più una ragione per farlo. Questa è la zavorra che i leader europei, Giorgia Meloni compresa, si porteranno addosso fino al 15 agosto, che potrebbe anche essere per loro l’ultima chiamata.

(Cremlino Michael Parulava – unsplash)

Una Ong ucraina denuncia: “Online un catalogo di bambini ucraini da adottare” (euronews.com)

Bambini di un orfanotrofio della regione di Donetsk consumano un pasto in un campo di Zolotaya Kosa, insediamento sul Mar d'Azov, in Russia
(Diritti d’autore AP Photo)

“La Russia sta offrendo ai bambini ucraini espulsi con la forza la possibilità di adozioni coatte attraverso un ‘catalogo’ di recente creazione, in cui i piccoli ucraini sono classificati per età, colore degli occhi e dei capelli”, denuncia la Ong Save Ukraine

“Le autorità russe nella regione ucraina occupata di Luhansk hanno creato un ‘catalogo’ online di bambini ucraini, offrendoli per ‘adozioni’ forzate attraverso il dipartimento dell’istruzione”.

La denuncia arriva da un’organizzazione non governativa ucraina, Save Ukraine, secondo la quale il database comprende 294 bambini ucraini, ordinati e classificati in modo che gli utenti possano “filtrarli” per età, sesso e caratteristiche fisiche, come il colore degli occhi e dei capelli.

“I bambini catalogati in funzione delle caratteristiche fisiche e caratteriali”

Dei bambini, afferma il direttore della Ong, Mykola Kuleba, si offrono anche descrizioni caratteriali, come “obbedienti”, “calmi”, “educati e rispettosi verso gli adulti”, “disciplinati” e “non conflittuali” o “affidabili nell’esecuzione dei compiti”.

Gli utenti possono anche “filtrare” la ricerca in base alla forma di tutela preferita, come l’adozione o l’affidamento. Il database gestito dalla Russia descrive i bambini elencati come “orfani e bambini rimasti senza cure parentali”.

Secondo Kuleba, però, alcuni dei genitori dei bambini di questo “catalogo” – nati nella regione ucraina di Luhansk prima che la Russia la occupasse e che avevano la cittadinanza ucraina – sono stati effettivamente uccisi durante il conflitto, ma “ad altri sono stati semplicemente rilasciati documenti di identificazione russi per legittimare il loro rapimento“.

Kuleba ha aggiunto che molti piccoli cresciuti nei territori occupati dalla prima invasione russa del 2014, tra cui la Crimea e parti delle regioni ucraine orientali di Donetsk e Luhansk, sono stati “sistematicamente deportati e trasferiti a famiglie russe a Mosca e in altre regioni russe. Non è una tattica nuova: dal 2014, i bambini sono apparsi in database per adozioni. Tuttavia, dal 2022, la pratica è diventata diffusa e sistematica”.

“Un mercato online che la Russia non nasconde più”

Il direttore di Save Ukraine aggiunto che inizialmente le autorità russe hanno cercato di coprire le loro tracce, chiudendo i registri e cancellando i riferimenti, ma “ora la finzione è sparita. La Russia non cerca nemmeno più di nasconderlo. Gli orfani ucraini sono esposti come prodotti in un mercato online“. Che rappresenta un “traffico di bambini sponsorizzato dallo Stato”, reso possibile da cambiamenti di cognomi e date di nascita.

Un sistema che la Russia avrebbe “semplificato” a tal punto che “un bambino ucraino può ora essere effettivamente ‘ordinato’ online” e “privato della sua identità, dotato di passaporto russo e sottoposto a controllo ideologico” con un solo clic. Kuleba ha anche avvertito che la piattaforma espone i bambini a pericoli significativi, tra cui lo sfruttamento sessuale, la tratta di esseri umani, l’adozione illegale e il traffico di organi.

Deportazione forzata di bambini ucraini da parte della Russia

L’Ucraina ha confermato la deportazione di oltre 19.500 bambini da parte della Russia, ma c’è chi teme che la cifra reale sia più alta. Si tratta di piccoli per i quali sono state raccolte informazioni dettagliate: sono noti il loro luogo di residenza in Ucraina e la loro collocazione territoriale in Russia. Solo circa 1.350 di loro sono stati rimpatriati, con ciascun caso che è stato mediato da uno Stato terzo, in particolare da Qatar, Sudafrica e Vaticano.

Lo Humanitarian Research Lab dell’università statunitense di Yale ha stimato che il numero di bambini ucraini deportati sia più vicino a 35mila. Mosca ha evocato la cifra di 700mila minorenni spostati dalle zone di guerra. Il think tank statunitense Institute for the Study of War (Isw) ritiene che i rapimenti siano una delle priorità del presidente russo Vladimir Putin, facendo riferimento alle rivelazioni di attivisti ucraini per i diritti umani.

Lo stesso Isw ha rivelato documenti del Cremlino datati 18 febbraio 2022, in cui si delineavano piani per prelevare i bambini ucraini dagli orfanotrofi delle regioni occupate di Luhansk e Donetsk e portarli in Russia con il pretesto di “evacuazioni umanitarie”. Durante i colloqui di Istanbul tra Ucraina e Russia, la delegazione di Kiev ha consegnato alla Russia un elenco dei bambini deportati con la forza.

La questione considerata da Kiev centrale per i negoziati di pace

Il governo ucraino chiede da tempo che Mosca li restituisca, considerando la questione determinante per un possibile cessate il fuoco e di un accordo di pace a lungo termine: “Se la Russia è veramente impegnata in un processo di pace, il ritorno di almeno la metà dei bambini di questa lista sarebbe positivo”, ha dichiarato il capo della delegazione ucraina Rustem Umerov.

Il capo della delegazione russa Vladimir Medinsky ha mostrato la lista, che contiene i nomi di 339 bambini ucraini rapiti. Il rappresentante del Cremlino ha accusato l’Ucraina di “inscenare uno spettacolo sul tema dei bambini perduti rivolto agli europei di buon cuore”, affermando che Kiev starebbe cercando di “strappare una lacrima sollevando questo problema”.

Secondo fonti di Euronews a conoscenza della questione, Mosca saprebbe esattamente dove si trovano tutti i bambini di quella lista.

Questo video di Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra è creato con AI (bufale.net)

bufala sindaco di lonigoQuesto video di Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra è creato con AI Bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un video pubblicato su Facebook che secondo la fonte dovrebbe ritrarre Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra.

Questo video di Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra è creato con AI

(Questo video di Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra è creato con AI)

Il video è un brevissimo spezzone con sottotitoli in Vietnamita di persone che si muovono in modo ripetitivo e meccanico agitando bandiere: una didascalia italiana accusa il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di “fare schifo” perché non si unisce alle implorazioni del bizzarro gruppo di individui.

Bizzarro perché creato con l’Intelligenza Artificiale, cosa che giustifica i movimenti da “animatroni meccanici” e l’apparizione di mani e visi orrendamente distorti.

Questo video di Ucraini che implorano il perdono russo per la guerra è creato con AI

La “fonte” del video è una pagina TikTok Vietnamita chiamata “Economia Semplice” che, ad un cursorio esame, sembra parlare di tutt’altro tranne che di economia. Peraltro il video “originale” si spinge ad attribuire alla folla l’urlo “Noi siamo Russi”, compatibile con la retorica filorussa che vuole la guerra essere una forma di “denazificazione” e gli Ucraini “Russi inconsapevoli che devono essere ‘liberati’ dall’Occidente che gli ha montato la testa contro la Madre Russia”.

Screen della pagina vietnamita

(Screen della pagina vietnamita)

Siamo di fronte verosimilmente al corteggio di “Siti doppelganger” che abbiamo visto più volte, portali che si accreditano come “fonti di informazione” ma che in realtà diffondono contenuti artificiali, spesso (come in questo caso) creati dall’Intelligenza Artificiale, sicché essi arrivino a social e organi di stampa occidentali drogando il dibattito.

Alcuni dettagli: teste di forma deforme, mani "da AI", il logo di Google Veo

(Alcuni dettagli: teste di forma deforme, mani “da AI”, il logo di Google Veo)

Lo scopo è duplice: dare alle “quinte colonne” interne qualcosa di cui parlare per fomentare dissenso e fornire all’opinione interna Russa l’illusoria immagine di una guerra vittoriosa e di un Occidente diviso tra governanti imbelli e violenti e un popolo solidale coi Russi e pronto a correre in loro aiuto.

Pagina di Google Veo

(Pagina di Google Veo)

Basta guardare il breve e ripetuto spezzone per capire: i personaggi ripetono gli stessi gesti, hanno mani e visi deformi e distorti e compare nell’angolo il logo Veo, modello di Google per “la generazione di immagini allo stato dell’arte”.

Usato però in modo grossolano e semplicistico.

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